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04/08/14

Bagheria morì d'improvviso

foto di Guido Grassadonio


Cosa resterà di me, del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che ho avuto in questa vita…
Franco Battiato, Mesopotamia


Bagheria morì d’improvviso, una mattina d’inverno. Morì in silenzio, così come sempre aveva vissuto, stanca di essere nominata nei telegiornali con la stessa presentazione, fotografata sempre di profilo, vecchietti sullo sfondo a giocare a carte.
Morì che tutti eravamo distratti, accecati da amore o persi ad inseguir lucertole sui muretti di tufo.
A poco servì l’università di Palermo in una delle ville seicentesche. Ancora meno quando si decise di dipingere il centro storico con murales dai colori belli e vivi. La città si spense a poco a poco, con la peste che covava aspettando i topi.

13/06/13

Bagheria: un covo di pittori, poeti, registi e...

Guardateli bene, messi in fila lì in bella mostra sulla prima pagina di ogni foglio di giornale. Sono loro, i grandi capi. Un tripudio di doppi menti e colesterolo. Facce buone per mangiarsi di nascosto una iris fritta e non i nostri sogni e le nostre speranze. Bagheria ma che minchia stai combinando? Conquistati pure dai canadesi? Da quei succhiasciroppo d'acero che qui hanno gioco facile. Manco uno sceneggiatore della più scalcagnata fiction italiana arriverebbe a tanto! 

E ora aspettiamo che 'sti grandi capi facciano la stessa fine di una vecchia gloria di Hollywood. Sul viale del tramonto a nutrire piccioni invece di tirar su picciotti a frustate sulle gambe. La Sicilia, i siciliani si sono sentiti abbandonati. Da sempre, dallo Stato, dai vari politici che hanno fatto incetta di voti e ci hanno lasciato soli. Sempre di più. Compriamo l’acqua per cucinare pure un tegamino di pasta. Ci mancano i servizi minimi e il lavoro è un’utopia. E ora la precarietà a cui hanno consegnato il nostro futuro farà il resto. Il “posto” è il nostro sogno proibito. Andremo avanti, per inerzia. E la cultura? Che farà la cultura? Bufalino diceva che invece di mandare l'esercito in Sicilia sarebbe stato più proficuo un plotone di maestri elementari. Aveva ragione, come sempre. L'ha ricordato anche Nando Dalla Chiesa presentando il suo ultimo libro, L'impresa mafiosa. Citando anche Obama: l'America non è la potenza suprema per il suo esercito, lo è perché ha le università più prestigiose del globo.

E qui ci balocchiamo il cervello con un silenzio complice. Abbiamo dimenticato. Abbiamo dovuto dimenticare. Perché devi consegnarti all'oblio se vuoi sopravvivere. Quando l'elicottero vola più basso, alziamo semplicemente la tv. Quando rubano una macchina per sfondare una vetrina ci limitiamo a tirare dritto, senza immischiarci in discorsi che non ci appartengono. Perché non si può far saltare un’intera autostrada per cancellare chi voleva fare davvero qualcosa. Solo perché Falcone l’amava irrimediabilmente questa terra. Hanno fatto esplodere un pezzo di autostrada, il Giudice tornava in volo da Roma, mette piede a terra, decide di guidare e si vede la strada sparire, l’asfalto polverizzato. Una catastrofe che presto hanno avvolto nelle lenzuola. Le loro idee cammineranno sulle nostre gambe, l’abbiamo gridato. L’abbiamo scritto sulle lenzuola. Le lenzuola. Sempre le lenzuola. Che prima stendevamo per far vedere che la nostra sposa era arrivata illibata. Sangue di verginità perdute, speranze perdute. Sempre sulle lenzuola. Che sbiancate dal sole assomigliano a vecchi sudari. E lì, dove il Giudice perse la sua battaglia, hanno messo un doppio obelisco. Una minchia di pietra che si incula il cielo. Intendiamoci, Che la cultura possa fare qualcosa ne sono certo, ma si tratta di vedere che tipo di cultura, di certo non quella anti-mafiosa che striscia subdola come Cuffaro che diceva: “La mafia fa schifo” su cartelloni tre metri per sei riempiendo le redazioni dei giornali di cannoli.

16/04/13

Grazie di tutto, Preside!

Domenica ho saputo della scomparsa del Preside. Voglio ricordarlo anch'io...

enzo galatiIl Preside Vincenzo Galati era uno di quegli uomini tutti d'un pezzo, uno di quelli che si fanno rispettare indipendentemente dal loro ruolo o dalla quantità di capelli bianchi. Serafico con la folta chioma d'argento era in grado di tenere a bada i suoi ragazzi anche nei momenti più turbolenti.

Me lo ricordo ancora la prima volta che l'ho incontrato. Era il 1995, venne nella nostra classe a darci il benvenuto. E noi che venivamo dalle medie imparammo subito a rispettarne l'autorevolezza ancora prima che l'autorità. Era sempre presente e cordiale, sempre pronto ad ascoltare le legittime rimostranze di noi del liceo scientifico che studiavamo nei box riconvertiti lì nella sede di via Città di Palermo, a un tiro di schioppo dai moffoletti del signor Mineo's.

Anche nei momenti più duri quando le sigarette fumate nel bagno e i capelli a mezzocollo ci trasformarono tutti in bohémien, lui ci continuò ad ascoltare, con ancora negli occhi i timidi e brufolosi adolescenti che eravamo stati appena tre calendari prima.

01/05/10

Anche i mostri ridono

Ci siamo svegliati una mattina con l´ennesima novità: la rivoluzione del traffico nel centro storico. Dove erano rimaste solo vecchie seggiole con zucchine e broccoli a prendere il sole adesso ci passano centinaia e centinaia di macchine.

Chissà se davvero il Corso chiuso contribuirà al rilancio della nostra città. Adesso piange il cuore a vedere notte dopo notte il Corso in balia di qualche gruppo sparuto di giovinastri che si diverte a insozzarlo con i cartoni lasciati dai negozianti. Sembra una città fantasma. Una città abbandonata e sporca. Il treno di Baarìa passò avanti e si trascinò via il marketing territoriale lasciandoci l´unica cosa che non ci abbandonerà mai: l´emergenza rifiuti. continua a leggere su 90011.it

25/03/10

"Tre gocce di zammù" sull'Approfondimento



È nelle edicole di Bagheria e dintorni il nuovo numero dell'Approfondimento di Bagheria (qui la pagina facebook) in cui troverete il mio racconto Tre gocce di Zammù che era già stato selezionato per il progetto Microcenturie.
E c'è anche un mio corsivo: La notte dei bollettini viventi.

Buona lettura

10/07/09

La misteriosa scomparsa dei trentenni bagheresi

Metter su casa e formare una famiglia sono i sogni proibiti dei giovani concittadini


Che fine hanno fatto i trentenni bagheresi?
Dovrebbero essere loro i protagonisti di questi anni ma tranne rare e splendenti eccezioni sembra proprio che i nati tra il Settantasette e l´Ottantatré abbiano fatto la fine dei basilischi, delle chimere, degli unicorni. Tutti gli esseri mitici che popolavano l´immaginario medievale sono spariti nelle sabbie del tempo. Terribile è che nessuno senta la mancanza di questa larga fetta di popolazione. Basta sbirciar le statistiche, quasi immutate nascite e morti. Ma soprattutto non cresce il numero delle nuove famiglie.

Politiche miopi a livello locale, regionale, nazionale ed europeo hanno bucato i sogni d´un´intera generazione. Un baffuto filosofo cercava l´oltreuomo perché, scriveva, è impossibile che l´uomo attuale faccia o desideri meno dei suoi predecessori. E invece è andata proprio così. Perfino i coccodrilli gonfiabili hanno resistito alla crisi e immutati riappaiono anno dopo anno a dar tocchi d´esotico alle nostre spiagge. I giovani bagheresi meno d´un pupazzo li abbiamo considerati, condannando loro e la città tutta a una morte lenta.

30/05/09

La città ti verrà dietro



Ho ripreso a scrivere quotidianamente, sull'amato 90011.it, il quotidiano on line di Bagheria. Una mano agli amici non si nega mai, soprattutto quando appena spunta il sole le lenzuola bruciano nell'istante in cui si concretizza la certezza che è vero: mio padre non è più con noi.

La notte scaccio i miei demoni con un'indigestione di divX (e senza temer smentite, posso affermare che Franklin è una minchiata inguardabile che ho mollato dopo 27 minuti, Transformers è un piccolo capolavoro e Wolverine Le origini è un buon film, fedele allo spirito dell'eroe unghiato anche se non troppo aderente alla continuity Marvel), non vedevo tanti film dai tempi in cui preparavo "storia del cinema". Ma è sulla carta che ho lasciato il cuore e, non preoccupatevi, qualcuna delle mie interviste spunta sempre fuori, sulle pagine del curatissimo 90011.magazine che malgrado la bella e curatissima veste grafica, gli articoli scritti benissimo e un attenzione unica per i lettori è ancora in fase di rodaggio.

Però voglio parlare del nuovo numero de L'Approfondimento, che continua a pubblicare i miei racconti che riscuotono un insperato successo anche nella mia città. Che Kavafis lo sapeva bene:
Hai detto: "Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina".

14/04/09

Bagheria morì all'improvviso


L'Approfondimento in occasione del lancio della nuova grafica editoriale ha pubblicato la novella a cui sono più legato. L'editing è stato curato da Domenico Di Tullio.


Ecco il pdf:  la prima e la seconda parte.


(La bella foto di Vincenzo Giammalvo è il migliore commento al nuovo volto di Corso Umberto I).

27/03/09

I 420 fantasmi della 155



Saro babbo fatto e consato ma di sta cosa non ne sapevo nulla. E questo mi rende giulivo, la fame di lavoro non mi ha ancora impedito di prendere a coltellate la mia dignità.

22/03/09

Di novità spiccatamente bagheresi, sciamani con coda di sirena e d'altre meravigliose idiozie

Naviganti, di cose ne succedono a bizzeffe.

La sfiga di mio padre e della sua cardiopatia la lascio sullo sfondo: dopo la preparazione per l'ennesimo intervento il cardiochirurgo giustamente deve maritarsi e inaugurare il talamo dopo un giro per il mondo.

BombaSicilia, lo sapete bene, è bella che andata. Novità si profilano all'orizzonte, corroborate dalla recente riunione dei bombasiciliani superstiti in nota cioccolateria panormita, alla vigilia del concerto del grandissimo Vinicio.

Sul fronte lavoretto-scrittura-giornalismo: alla fine ho ceduto alle lezioni private, in questi dieci anni ho studiato, scritto, fatto peripli del mondo conosciuto per tornare a far studiare le stesse cose che già avevo digerito dieci anni fa. Più scuro di mezzanotte non può fare?

Imminente la pubblicazione della seconda parte di quella novella che mi portavo dentro da una vita: Bagheria morì d'improvviso, potete recuperare la prima parte qui. Glisso sulla domanda che tutti mi fanno: se pensate che sono un vecchio professore sessantenne che lotta contro la mafia... non può che farmi piacere. Magari non lo sono ancora, ma un giorno correndo un po' di più, chissà!

Bagheria ha una libreria, una vera libreria, non uno scaffale della Sma o d'un'edicola. La gestisce la grande Liliana. E Roberto Alajmo ha presentato lì il suo ultimo delizioso libricino: Le ceneri di Pirandello, pubblicato dalle meritorie Drago Edizioni e illustrato da Mimmo Paladino. Ho avuto il piacere di intervistarlo e il frutto di quella chiacchierata lo troverete sul prossimo numero di 90011.magazine.

31/12/06

Come se non dovessimo mai morire

Lisa e Ulisse s'erano incontrati sei anni prima all'oratorio, portati lì mano manuzza alle rispettive apprensioni materne. L'oratorio era l'ultima oasi sicura dove posteggiare i figli in attesa della terrificante ondata ormonale di cui si avvertivano le prime avvisaglie. La madre di Ulisse l'aveva beccato a tarda notte con il pinnacolo tra le mani a visionare casalinghe perverse che agitavano tetteeculiecosceelingue sul piccolo mivar in bianco e nero. L'aveva strappato dalle occasioni di peccato spruzzandolo con acqua benedetta contrabbandata in una bottiglietta di Lourdes e l'aveva ammanettato con tre rosari. La madre di Lisa era ancora più sconvolta, sua figlia stava imbambolata con gli occhi persi nel poster di Antonello Venditti e colorava i suoi album aggiungendo giganteschi attributi agli orsetti del cuore. I rispettivi padri erano persi nei 90 minuti, sordi e ciechi a qualsiasi novità. Avevano scaricato i loro figli là e tanti saluti.