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23/05/16

L’infernale cratere sulla strada per l’aeroporto

Questo pezzo è soltanto una lunga e densissima citazione, una lettera che lo scrittore Gioacchino Martinez, protagonista de Lo Spasimo di Palermo di Consolo, scrive al figlio Mauro, terrorista rifugiato in Francia.

Un legame si rinsalda tra l’infanzia in Sicilia, la stagione delle stragi e l’eredità dei padri che sono stati figli nel dopoguerra. Toni mitici, che legano alla storia di Martinez e del figlio Mauro la vicenda di Borsellino, anch’egli figlio che lotta per l’autorità perduta del padre-Stato. Sono siciliano e palermitano, di quegli anni ricordo solo un tema fatto in quinta elementare e parole sentite per la prima volta: cellulare e tritolo.
Questa lettera è anche per me, che dello Spasimo di Palermo ricordo il tetto mancante e gli spettacoli teatrali fatti proprio in onore di Falcone ogni anno, a fine maggio, con in testa le stelle. Per arrivare allo Spasimo s’attraversano le vie in cui Falcone e Borsellino hanno giocato, picciriddi con quelli che poi sarebbero diventati mafiosi. Consolo sceglie proprio la paternità come tema portante, una paternità ferità che nasce sulle ceneri di un rimorso mai sopito, di figlio in padre, eredità con cui è d’obbligo confrontarsi e infuriarsi.

Leggi anche 'Vogliamo solo il cielo' di Marco Bisanti


Lo Spasimo di Palermo
Leggendo questo testo il mito lievita, Palermo come Troia, città distrutta, col centro storico mai ricostruito di case sventrate, vestigia perdute e la memoria che cola nei rivoletti delle strade. Padri e figli, come Enea, che si porta sulle spalle il padre Anchise e per mano Iulo. Una lettera che parla a ciascuno di noi, che da ciascuno di noi esige una risposta.
Mauro, figlio mio,
sì, è così che sempre ti ho chiamato e continuo a chiamarti: figlio mio. Ora più che mai, lontani come siamo, ridotti in due diversi esili, il tuo forzato e il mio volontario in questa città infernale, in questa casa… smetto per timore d’irritarti coi lamenti.
Figlio, anche se da molto tempo tu mi neghi come padre.
So, Mauro, che non neghi me, ma tutti i padri, la mia generazione, quella che non ha fatto la guerra, ma il dopoguerra, che avrebbe dovuto ricostruire, dopo il disastro, questo Paese, formare una nuova società, una civile, giusta convivenza.
Abbiamo fallito, prima di voi e come voi dopo, nel vostro temerario azzardo.
Ci rinnegate, e a ragione, tu anzi con la lucida ragione che ha sempre improntato la tua parola, la tua azione. Ragione che hai negli anni tenacemente acuminato, mentre in casa nostra dolorosamente rovinava, nell’innocente tua madre, in me, inerte, murato nel mio impegno, nel folle azzardo letterario.
In quel modo volevo anch’io rinnegare padri, e ho compiuto come te il parricidio. La parola è forte, ma questa è.
Il mio primo, privato parricidio non è, al contrario del tuo, metaforico, ma forse tremendamente vero, reale.
Tu sai dello sfollamento per la guerra a Rassalemi, del marabutto, dell’atroce fine di mio padre, della madre di tua madre, del contadino e del polacco. Non sono riuscito a ricordare, o non ho voluto, se sono stato io a rivelare a quei massacratori, a quei tedeschi spietati il luogo dove era stato appena condotto il disertore. Sono certo ch’io credevo di odiare in quel momento mio padre, per la sua autorità, il suo essere uomo adulto con bisogni e con diritti dai quali ero escluso, e ne soffrivo, come tutti i fanciulli che cominciano a sentire nel padre l’avversario.

 

Quella ferita grave, iniziale per mia fortuna, s’è rimarginata grazie a un padre ulteriore, a un non padre, a quello scienziato poeta che fu lo zio Mauro. Ma non s’è rimarginata, ahimè, in tua madre, nella mia Lucia, cresciuta con l’assenza della madre e con la presenza odiosa di quello che formalmente era il padre.
Sappi che non per rimorso l’ho sposata ma per profondo sentimento, precoce e inestinguibile. Quella donna, tua madre, era per me la verità del mondo, la grazia, l’unica mia luce, e per sempre viva.
La mia capacità d’amare una creatura come lei è stato ancora un dono dello zio.
Al di là di questo, rimaneva in me il bisogno della rivolta in un altro ambito, nella scrittura. Il bisogno di trasferire sulla carta – come avviene credo a chi è vocato a scrivere – il mio parricidio, di compierlo con logico progetto, o metodo nella follia, come dice il grande Tizio, per mezzo d’una lingua che fosse contraria a ogni altra logica, fiduciosamente comunicativa, di padri o fratelli – confrères – più anziani, involontari complici pensavo dei responsabili del disastro sociale.
Ho fatto come te, se permetti, la mia lotta e ho pagato con la sconfitta, la dimissione, l’abbandono della penna.
Compatisci, Mauro, questo lungo dire di me. È debolezza d’un vecchio, desiderio estremo di confessare finalmente, di chiarire.
Questa città, lo sai, è diventata un campo di battaglia, un macello quotidiano. Sparano, fanno esplodere tritolo, straziano vite umane, carbonizzano corpi, spiaccicano membra su alberi e asfalto – ah l’infernale cratere sulla strada per l’aeroporto! - è una furia bestiale, uno sterminio. Si ammazzano tra di loro, i mafiosi, ma il loro principale obiettivo sono i giudici, questi uomini diversi da quelli d’appena ieri o ancora attivi, giudici di una nuova cultura, di salda etica e di totale impegno costretti a combattere su due fronti, quello interno delle istituzioni, del corpo loro stesso giudiziario, asservito al potere o nostalgico del boia, dei governanti complici e sostenitori dei mafiosi, da questi sostenuti, e quello esterno delle cosche, che qui hanno la loro prima linea, ma la cui guerra è contro lo Stato, gli Stati per il dominio dell’illegalità, il comando dei più immondi traffici.
Ma ti parlo di fatti noti, diffusi dalle cronache, consegnati alla più recente storia.
Voglio solo comunicarti le mie impressioni su questa realtà in cui vivo.
Dopo l’assassinio in maggio del giudice, della moglie e delle guardie, dopo i tumultuosi funerali, la rabbia, le urla, il furore della gente, dopo i cortei, le notturne fiaccolate, i simboli agitati del cordoglio e del rimpianto, in questo luglio di fervore stagno sopra la conca di cemento, di luce incandescente che vanisce il mondo, greve di profumi e di miasmi, tutto sembra assopito, lontano. Sembra di vivere ora in una strana sospensione, in un’attesa.
Ho conosciuto un giudice, procuratore aggiunto che lavorava già con l’altro ucciso, un uomo che sembra aver celato la sua natura affabile, sentimentale dietro la corazza del rigore, dell’asprezza. Lo vedo qualche volta dalla finestra giungere con la scorta in questa via d’Astorga per far visita all’anziana madre che abita nel palazzo antistante. Lo vedo sempre più pallido, teso, l’eterna sigaretta fra le dita. Mi fa pena, credimi, e ogni altro impiegato in questa lotta. Sono persone che vogliono ripristinare, contro quello criminale, il potere dello Stato, il rispetto delle sue leggi. Sembrano figli, loro, di un disfatto padre, minato da misterioso male, che si ostinano a far vivere, restituirgli autorità e comando…

09/05/16

Due letture per una Metamorfosi

MetamorphosisLa più celebre delle metamorfosi letterarie è quella di Gregor Samsa, viaggiatore di commercio, che una mattina svegliandosi da sogni tormentati scopre di essersi trasformato in un enorme insetto.
La tragedia sconvolge la sua famiglia. L'epilogo necessario sarà la morte di Gregor, ormai abbandonato e rifiutato dalla famiglia, che vede nella sua morte, per inedia e consunzione, quasi una liberazione.
Ecco due delle possibili letture: celebri e inconciliabili.
Quella di Camus che ruota attorno alla natura simbolica del racconto e quella di Theodor W. Adorno che cerca di scardinare proprio le baggianate di simboli e metafore per cogliere la forte critica sociale.

Un testo-mondo, la Metamorfosi dura appena venti indimenticabili pagine. Max Brod - amico, promotore e curatore dell'opera di Kafka - raccontava che Franz rideva di gusto quando la leggeva agli amici: tutto nacque da un articolo in cui i rampolli delle famiglie ebree erano etichettati come cimici che vivacchiavano alle spalle della famiglia.

08/05/16

Parole e colori (appunti)

Dopo Rimbaud e i suoi colori delle vocali, voglio continuare a indagare sul legame tra tonalità cromatiche e letteratura
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=6alvaLYARfs?rel=0&showinfo=0]

Il mio più lontano ricordo è intinto di rosso. In braccio a una ragazza esco da una porta, davanti a me il pavimento è rosso e sulla sinistra scende una scala pure rossa. Di fronte a noi, sul nostro stesso piano, si apre una porta e ne esce un uomo sorridente che mi si fa incontro con aria gentile. Mi viene molto vicino, si ferma e mi dice: “Mostrami la lingua!”. Io tiro fuori la lingua, lui affonda una mano in tasca, ne estrae un coltellino a serramanico, lo apre e con la lama mi sfiora la lingua. Dice: “Adesso gli tagliamo la lingua”.
Io non oso ritirarla, l’uomo si fa sempre più vicino, ora toccherà la lingua con la lama. All’ultimo momento ritira la lama e dice: “Oggi no, domani”. Richiude il coltellino con un colpo secco e se lo ficca in tasca.



E. Canetti, La lingua salvata
(Traduzione: Amina Pandolfi e Renata Colorni)



07/05/16

#IABMOBILE16 - Mobile, il nuovo standard per Internet

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=ssNdJK1YYLI?showinfo=0]

Per vedere l'intervista completa: http://bit.ly/23KAajq

La stagione dei Seminar di IAB Italia si è aperta con un tema fondamentale, quello del Mobile, che pesa per il 25% del digital spending, in rapida crescita. Diventa così tassativo avere un approccio sempre più omnicanale, esplorando tutti i settori e utilizzando gli innumerevoli strumenti che l’Advertising Digitale mette a disposizione. E con oltre 32 milioni di italiani che navigano da smartphone (e quasi 13 da tablet), il Mobile è il nuovo standard di internet. Ai nostri microfoni Carlo Noseda, Presidente IAB Italia.


Una produzione Tvn Media Group
Servizio di Antonino Pintacuda – Riprese e montaggio Marco Moroni

[VIDEOINTERVISTE] Cartoomics 2016 - Sergio Bonelli Editore con UT cambia tutto

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=17pmsFJ6XE8?showinfo=0]

Gli eroi della Fabbrica dei Sogni sono sbarcati con successo in libreria dallo scorso settembre. A far da apripista il ranger Tex Willer, icona della Sergio Bonelli Editore.

A Cartoomics abbiamo incontrato il Responsabile del settore Libreria della SBE Giovanni Mattioli che ci ha presentato UT, il nuovo personaggio creato da Corrado Roi e Paola Barbato. Con UT e il suo "viaggio sulle vie della fame" la SBE inaugura una collana davvero speciale: dal 25 marzo, infatti, per la prima volta una serie Bonelli arriva in fumetteria in contemporanea con l’edicola.
Per il numero 1 addirittura le variant saranno due, con l'edizione speciale proprio per Cartoomics.

Una produzione Tvn Media Group
Servizio di Antonino Pintacuda – Riprese e montaggio Marco Moroni

[VIDEOINTERVISTE] Cartoomics 2016 - Tra cosplayer, film e fumetti spazio al maestro Milo Manara

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=mgtPywXqW0c?showinfo=0&w=640&h=360]

Alla 23esima edizione di Cartoomics tante conferme e una vera e propria invasione delle icone di Star Wars. Spazio anche ai supereroi Marvel e DC Comics, con l'ultimo figlio di Krypton e il Cavaliere Oscuro pronti a sfidarsi al cinema.

Nell'edizione 2016 Milo Manara è stato inoltre il primo artista internazionale a ricevere il neonato premio “Cartoomics Artists Award”, che consisterà ogni anno in un pezzo unico creato appositamente da un artista emergente per un artista consacrato. Ne parliamo con Filippo Mazzarella, il Direttore artistico della manifestazione.

Una produzione Tvn Media Group
Servizio di Antonino Pintacuda – Riprese e montaggio Marco Moroni

[VIDEOINTERVISTA] Microsoft Forum 2016: Intelligence of People, Products & Processes

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=cVnTjwwvBWU?rel=0&showinfo=0]

Più di 2.000 aziende e partner italiani al Microsoft Forum a Milano per parlare di Digital Transformation: un’occasione per confrontarsi sulle frontiere dell'innovazione e per condividere le migliori esperienze con l'obiettivo di ispirare il percorso di digitalizzazione delle imprese italiane di ogni dimensione e settore. Ai nostri microfoni Tiziana Olivieri, Direttore Divisione Enterprise e Partner Microsoft Italia, spiega la ricetta di Microsoft per la trasformazione digitale con la formula IoP3: “Intelligence of People”, “Intelligence of Products” e "Intelligence of Processes”, la sigla indica l’impegno di Microsoft per guidare le realtà italiane nel cogliere le opportunità offerte dall’”Intelligence of Transformation”. Nella cornice del Microsoft Forum ha debuttato in Italia Surface Hub la "lavagna con i superpoteri" che rappresenta un nuovo modo di collaborare e introduce un nuovo livello di efficienza.

Una produzione Tvn Media Group
Servizio di Antonino Pintacuda - Riprese e montaggio Marco Moroni

07/04/08

Tanto per digitare

Sono appena tornato da Reggio, dallo splendido Quinto Convegno Nazionale sulla Letteratura organizzato dalle Pietre di Scarto e dalla Federazione BombaCarta.



Il tema di quest'anno era La poesia. Vivere nella possibilità.



Qui potete leggere l'intervento introduttivo di Antonio Spadaro, dal titolo fortemente evocativo: La parola poetica: farfalla infilzata o conchiglia marina?



... Karl Rahner pone una differenza fondamentale tra parole che sono come «farfalle morte, infilzate nelle vetrine dei vocabolari», e parole viventi, che esistono da sempre e che, «quasi per miracolo, rinascono continuamente».



Queste ultime, anche attraverso l’indicazione di una cosa sola, «lasciano trasparire la infinita gamma della realtà, simili a conchiglie dentro le quali risuona il vasto mare dell’infinità. Sono esse che ci illuminano e non noi a illuminarle. Esse esercitano un potere su di noi, perché - scrive Rahner - sono doni di Dio e non invenzioni umane, anche se è grazie alla tradizione degli uomini, che sono potute giungere sino a noi». La conchiglia (Muschel) è l’efficace simbolo per dire l’infinità presente nella finitudine della parola.



Le parole che sono «farfalle morte» sono senza mistero, superficiali, sufficienti per la mente, utilitarie (Nutzworte). Le parole-conchiglia sono oscure, perché «evocano il mistero luminosissimo delle cose». Sono queste le parole della poesia, le parole, «primigenie» o, meglio ancora, «originarie», dell’origine, (Urworte). In questa parola l’uomo accosta «l’orecchio alla conchiglia del mondo». Il mondo, a sua volta, è conchiglia ha scritto il poeta bresciano Giovanni Cristini (1925-1995): L’universo non è / che un geroglifico immenso, un grumo / di segni, una conchiglia, un nido / indecifrabile agli occhi / della mente e del cuore.

27/03/07

Andateve via...


Che ci fate ancora qui?




Cabaret BisanzioAndate al Cabaret Bisanzio, fondato nel lontano 2007...


Con o senza costume di piume, si esibiscono sul palcoscenico di Cabaret Bisanzio gli artisti:


Stefano Antonelli, Daniele Billitteri, Filippo Bologna, Roberto Chilosi, Wilmer Comin, Marco Di Porto, Vins Gallico, Edo Grandinetti, Luca Guerneri, Davide Guido, Nicolò La Rocca, Rossella Messina, Antonio Pagliaro, Angelo Petrella, Elisabetta Rubicone, Sauro Sandroni, Giorgio Tesen, Manuela Vittorelli.


Cabaret Bisanzio è un blog multiautore. Ogni cabarettista si esibisce sul palcoscenico senza che un regista o una redazione approvi. Anche perché Cabaret Bisanzio non ha un regista né una redazione.


Si accede al palcoscenico di Cabaret Bisanzio solo su invito diretto.

L’ingresso in sala è libero fino a esaurimento posti.

05/03/07

un marzo esplosivo

Fitto anche il calendario di questo mese per la Federazione BombaCarta. Rilanciamo la scaletta compilata dal presidente Antonio Spadaro.



giovedì 8: Laboratorio di Lettura,

via Tomacelli, 146 ore 19,30



sabato 10: presentazione "La verità bugiarda" di Raffaele Ibba,

con Andrea Monda, ex-chiesa di Santo Stefano ai Ferri, n. 3 Tivoli ROMA ore 18,30



martedì 13:
BombaCinema,

via Tomacelli, 146 ROMA ore 19,30



venerdì 16:
Evento "La Bellezza e l'Imperfetto".

Sala dei Piceni in piazza S.Salvatore in Lauro, Roma, ore 21



sabato 17:
spettacolo teatrale "In nome del Figlio" presso il Chris Cappell College, viale Antium 5, Anzio - ore 18



giovedì 29 - sabato 31:
convegno a Reggio Calabria sul tema "In principio era il racconto".

A rappresentare BombaSicilia saranno le due direttrici Maria Renda e Maura Gancitano.

la nostra memoria



da "Il Manifesto", 3/3/2007 p. 14



saad eskander


Nelle acque del Tigri l'inchiostro di libri preziosi

La più importante biblioteca dell'Iraq è la principale fonte per le memorie storiche di tutte le comunità locali, sunniti, sciiti e kurdi. Gioca perciò un ruolo determinante nella formazione dell'identità nazionale Intervista al direttore dell'Iraqi National Library and Archives la cui collezione di libri, manoscritti, decreti imperiali, procedimenti giudiziari, giornali, mappe, foto attraversa la storia della terra mesopotamica



di Giuliano Battiston





Ancora qualche mese dopo l'ingresso dell'esercito statunitense a Baghdad, quanti si fossero avventurati tra i venditori di libri del mercato del venerdì di Al-Mutanabbi Street avrebbero potuto trovare testi preziosi, stampe antiche, mappe e documenti di grande valore storico. Nei giorni che seguirono la caduta del regime di Saddam Hussein, infatti, molte delle istituzioni culturali irachene vennero saccheggiate, distruggendo l'integrità di un ricchissimo patrimonio archeologico e culturale, già fortemente compromesso dalla politica del raìs e dagli effetti dell'embargo internazionale.



In quei giorni, a molti tornò in mente il saccheggio di Baghdad del 1258 per mano dei Mongoli, quando, si racconta, le acque del Tigri si colorarono di nero a causa dei tanti libri andati perduti. Di libri perduti, e della difficoltà di ricostruire un'identità nazionale ora frantumata e una società plurale ma coesa attraverso una generosa politica culturale ci parla in questa intervista il kurdo iracheno Saad Eskander, direttore dell'Iraqi National Library and Archives, la più importante biblioteca del paese, la cui collezione di libri, manoscritti, decreti imperiali, procedimenti giudiziari, giornali, mappe, foto e documenti attraversa la storia della terra mesopotamica, dall'era ottomana al periodo monarchico, da quello repubblicano sino ai giorni dell'aprile 2003, quando le acque del Tigri si sono colorate nuovamente del nero versato dall'inchiostro dei libri fatti naufragare.



Nella prima metà di aprile del 2003, molte istituzioni culturali irachene sono state saccheggiate e date alle fiamme, provocando quello che lei ha definito «un disastro nazionale al di là di ogni immaginazione». Cosa è successo all'Iraqi National Library and Archives, e quali perdite avete subìto?

Immediatamente dopo la caduta del regime di Saddam, alcune persone hanno dato fuoco al nostro edificio, portato via o distrutto quasi tutte le nostre apparecchiature e compromesso gravemente la collezione degli archivi. Qualche settimana dopo, altri saccheggiatori professionisti hanno rubato una parte della nostra collezione che era stata spostata presso l'ente statale per il Turismo, e hanno poi allagato il locale rompendo i tubi dell'acqua. In questo modo l'Iraqi National Library and Archives ha perso un'altra parte rilevante della sua collezione e, nel complesso, è andato perduto circa il sessanta per cento delle nostre collezioni d'archivio (specialmente i documenti del periodo repubblicano), e il venticinque per cento della collezione dei libri. Tra questi c'erano libri rari, mappe e foto, mentre quel che è rimasto si trovava in condizioni pessime.



Molti hanno criticato le forze di occupazione americane per non essere riuscite a prevenire o fermare il saccheggio. Non ritiene che fosse piuttosto irrealistico aspettarsi che dimostrassero un genuino interesse per il patrimonio culturale del suo paese?

È importante mantenere distinti i motivi in base ai quali è stato deciso di attaccare il regime di Saddam Hussein da un lato, e la politica di occupazione americana dall'altro. Secondo il mio punto di vista, le Forze della Coalizione hanno liberato l'Iraq da uno dei più brutali dittatori della storia, nella stessa maniera in cui gli Alleati hanno liberato l'Europa dal Nazismo e dal Fascismo. Dunque, io mi limito a criticare le politiche di occupazione dell'amministrazione americana, che sono state un disastro completo in molti settori, incluso quello culturale. Accuso gli americani per i danni inflitti al nostro patrimonio culturale, ma accuso anche il popolo iracheno. Nel discorso che ho tenuto a Londra nel 2004, ho sottolineato come sia stata proprio l'eredità di Saddam, che ha cambiato radicalmente il cuore, la mente e il comportamento di un gran numero di persone, a causare anche ciò che è successo a partire dall'indomani della caduta del regime.



A proposito dei saccheggi, l'ex segretario alla Difesa Rumsfeld ha sostenuto che fossero «una naturale e forse persino salutare espressione dell'ostilità verso il vecchio regime», mentre lei in diverse occasioni ha ricordato come siano stati, in parte, pianificati in precedenza. Secondo lei, cosa è realmente successo in quei giorni, e perché?

Non sono per niente d'accordo con Rumsfeld. Le persone che hanno attaccato il nostro istituto possono essere divise in tre diversi gruppi, il primo dei quali è formato da saccheggiatori «comuni», che hanno portato via le nostre apparecchiature e il mobilio. Il secondo gruppo, formato da ladri professionisti, responsabili del furto di libri rari e documenti storicamente importanti, aveva invece come obiettivo la vendita dei nostri libri e dei documenti, anche fuori dal paese. L'ultimo gruppo è costituito dai fedeli di Saddam, i quali hanno dato fuoco alle collezioni dell'Archivio repubblicano temendo che vi si potessero trovare documenti che avrebbero potuto incriminare i leader del vecchio regime.



Nel discorso tenuto a Londra nel 2004, lei ha criticato molte istituzioni internazionali, tra cui la Federazione Internazionale delle Associazioni delle Biblioteche e il Consiglio Internazionale degli Archivi, oltre al governo degli Stati Uniti e all'Unesco, per non avere dato seguito con interventi efficaci e progetti concreti alle promesse di aiuto e finanziamento per la ricostruzione del suo istituto. Oggi, la situazione è migliorata?

Non abbiamo ancora nessun contatto con la Federazione Internazionale delle Associazioni delle Biblioteche, a causa soprattutto della Francia, che invece di aiutarci ha dato luogo a una campagna rivolta a screditarmi. Il nostro rapporto con il Consiglio internazionale degli Archivi invece è buono, ma a causa della mancanza di fondi non possiamo beneficiarne realmente. Si dovrebbe invece distinguere tra i rappresentanti dell'Unesco che lavorano sul terreno (per esempio a Baghdad) e i burocrati che lavorano a Parigi e a Amman: i primi hanno fatto di tutto per darci una mano, mentre la burocrazia e il lassismo dei secondi hanno impedito che potessimo usufruire compiutamente dell'assistenza internazionale. D'altro canto, abbiamo relazioni molto produttive con diversi governi e organizzazioni, in particolare con i governi dell'Italia e della Repubblica ceca. La British Library ci ha inviato copie dei suoi microfilm e ha preparato una campagna di donazione-libri per aiutarci a colmare le gravi lacune delle nostre collezioni, mentre dopo la mia visita a Washington dello scorso ottobre, è migliorato anche il rapporto con la Library of Congress degli Stati Uniti.



Può raccontarci qualcosa sulle difficoltà del vostro lavoro quotidiano e dirci quali sono le sue considerazioni sul futuro dell'Iraqi National Library and Archives, una istituzione che secondo le sue speranze dovrebbe giocare un ruolo importante nella formazione dell'identità nazionale?

Per me e per il mio staff è estremamente difficile lavorare in maniera «ordinata». Molte strade e molti ponti sono spesso bloccati, la presenza di decine di checkpoint causa ogni giorno un traffico infernale, i nostri autisti si rifiutano di andare nei quartieri pericolosi e, soprattutto, siamo sempre sottoposti alla minaccia di attacchi con macchine-bomba, assassinii, rapimenti. Tutto ciò, ovviamente, influisce in maniera molto pesante, e negativa, sul nostro lavoro quotidiano. Sono stato molto ottimista, ma la situazione relativa alla sicurezza diventa peggiore ogni minuto che passa, e oggi sono convinto che per uscire dal caos in cui viviamo dovremo pagare un prezzo ancora più alto di quello che già abbiamo pagato: tre milioni di persone hanno lasciato il paese dal collasso della dittatura e migliaia di civili innocenti hanno perso la vita. Spero sinceramente che venga al più presto organizzato un nuovo piano di riconciliazione nazionale in grado di riunire tutti i partiti iracheni, poiché solo la pace e la stabilità ci permetterà di adempiere ai nostri doveri e di svolgere il nostro ruolo culturale. L'Iraqi National Library and Archives è la sola istituzione che documenti i risultati culturali e scientifici dell'Iraq, senza riguardo a considerazioni di ordine religioso o etnico, e rappresenta la principale fonte per le memorie storiche di tutte le comunità locali, sunniti, sciiti e kurdi. È per questo che il nostro istituto potrà giocare un ruolo determinante nella formazione di una vera identità nazionale e di una vera cittadinanza.



Dovendo fare i conti con l'occupazione militare, con le sfide per la sopravvivenza e con la possibilità di una guerra civile, quali sono le attuali condizioni materiali e organizzative della comunità accademica e intellettuale irachena, e cosa risponde a quanti sostengono che i problemi culturali non necessitano di interventi urgenti?

A causa del terrorismo e dell'eredità distruttiva del precedente, brutale regime, migliaia di intellettuali iracheni sono stati costretti ad abbandonare il paese, il che ha indebolito considerevolmente la nostra comunità intellettuale e accademica, rendendola in parte soggiogata allo Stato. A seguito dell'intervento delle Forze della Coalizione, gli attacchi terroristici e la violenza comune hanno costretto un gran numero di quegli intellettuali sopravvissuti alla repressione del regime a lasciare il paese. Questo significa che la gran parte della comunità intellettuale oggi vive fuori dai nostri confini. I Baathisti e i fondamentalisti, poi, hanno preso di mira la classe altamente scolarizzata, guardando ad essa come a un ostacolo che impediva l'imposizione della loro egemonia ideologica. Ritengo che lo stato di guerra civile nel quale si trova Baghdad a partire dall'inizio del 2006 sia dovuto in parte anche al vacuum culturale creato dalla caduta del vecchio regime, il quale ha dominato ogni aspetto della vita degli iracheni per tre decenni, e dunque è naturale che la sua improvvisa caduta abbia prodotto un vuoto sociale, politico e culturale. Era chiaro, dunque, che il nuovo processo politico cominciato nel luglio 2003 avesse bisogno urgentemente di approdare a una normalizzazione culturale. In altre parole, il processo politico ha determinato cambiamenti sostanziali «in alto» (lo stato), mentre il processo culturale avrebbe dovuto determinare i necessari cambiamenti «in basso» (la società); ma, data la mancanza di armonia tra questi due livelli e l'assenza di una normalizzazione culturale, alcuni disgraziati «valori» culturali stranieri hanno cominciato a riempire rapidamente quel vuoto che si sono trovati di fronte. Da un punto di vista culturale, oggi in Iraq i valori dominati sono quelli mutuati dai paesi vicini.



Sin dall'Ordine numero 1 dell'Autorità provvisoria della Coalizione relativo alla «De-Baathificazione della società irachena», gli statunitensi sembrano aver ritenuto che la maniera migliore per prevenire il ristabilirsi delle strutture autoritarie risiedesse semplicemente nell'eliminazione dei Baathisti dalle cariche pubbliche. Non pensa che l'Autorità provvisoria prima, e il governo iracheno poi, avrebbero dovuto prestare attenzione anche alla formazione e al rafforzamento di quelle istituzioni che, come l'Iraqi National Library and Archives, sono deputate a rinforzare la società civile irachena?

Sono abbastanza d'accordo con lei. La de-baathificazione è stata una misura necessaria, così come la de-nazificazione e la de-fascistizzazione sono state misure vitali per la Germania e per l'Italia. Ma focalizzare tutti gli sforzi soltanto su questo processo di de-baathificazione, e nel contempo ignorare completamente il pericolo del fondamentalismo, secondo me è stato l'errore più grossolano commesso dall'Autorità provvisoria; così come lo è stato concentrarsi sulla costruzione di un nuovo ordine politico senza ricostruire una nuova cultura e consolidare una vera società civile. Assicurare i bisogni culturali del paese era l'ultima delle preoccupazioni dell'Autorità provvisoria, ma anche i governi iracheni che ne hanno preso il posto hanno ignorato la ricostruzione delle infrastrutture culturali irachene. Ogni governo accampa le sue giustificazioni al mancato supporto di una cultura progressista e illuminata, ma il nostro paese ne ha disperatamente bisogno per superare le barriere tra le comunità e la sfiducia reciproca.



Come è stato sottolineato in un articolo del Guardian, «in un paese dove la storia recente rimane aspramente disputata, la ricostruzione della biblioteca e dell'archivio nazionale diventa una operazione che necessita di una particolare sensibilità, anche politica». Lei come riesce a districarsi nella situazione politica irachena?

È stato estremamente difficile per i liberali che lavorano nei diversi dipartimenti governativi, specialmente nei ministeri della cultura e dell'educazione, svolgere il loro lavoro: hanno dovuto far fronte a molti ostacoli «innaturali», e devono tuttora superare quegli impedimenti messi deliberatamente sulla loro strada da alcune persone che stanno ai piani alti della gerarchia politica irachena. Noi ricorriamo a tutte le manovre possibili per trasformare le nostre idee in azioni e per dare seguito ai nostri programmi di modernizzazione, e questo spiega ad esempio perché io faccia affidamento sull'assistenza straniera per modernizzare l'Iraqi National Library and Archives: senza un supporto esterno non avrei potuto ricostruire l'istituto e riaprirlo agli studiosi iracheni e agli allievi dell'Università.

01/03/07

Il senso delle nuvole

Riceviamo e pubblichiamo da Alessandro Carbone di www.readingcircus.it



Mi fregio di appalarvi con una iniziativa personale alla quale spero presenzierete



reading circus"IL SENSO DELLE NUVOLE"



DOMENICA 11 Marzo


ore 22

al BEBA DO SAMBA

Via dei Messapi 8 (San Lorenzo, Roma)



A volte le storie prendono forme diverse, i personaggi, gli ambienti, le situazioni vivono cambiamenti improvvisi, senza una precisa direzione.

7 storie per 7 cieli, 7 nuovi racconti di Alessandro Carbone che fotografano la vita quotidiana, quella fatta di piccoli tradimenti, di mattinate lente, di incomprensioni o semplicemente la vita di persone che hanno avuto anche solo per un attimo la testa tra le nuvole.








Le letture sono accompagnate dalle improvvisazioni musicali di Stefano Lenci (piano), Fabio Maglione (batteria), Leonardo Spinedi (violino) e Lucio Villani (contrabbasso).

storie di eroi della sopravvivenza

“NENIO”

&

“TANA PER LA BAMBINA CON I CAPELLI A OMBRELLONE”

 

storie di eroi della sopravvivenza



ALTRI due titoli in uscita per vibrisselibri



 

Seconda accoppiata di uscite per vibrisselibri, il progetto editoriale “anfibio” nato nel giugno scorso da un’idea di Giulio Mozzi. Dopo la pubblicazione del saggio di Demetrio Paolin  “Una tragedia negata” e del romanzo di Andrea Comotti “L’organigramma”, due sguardi da due diversi punti vista sugli anni di piombo, ecco “Nenio” di Eugenio De Medio, e “Tana per la bambina coi capelli a ombrellone”, di Monica Viola. Entrambi rientrano nella collana di narrativa Sans papier.



Anche in questo caso la scelta editoriale è stata quella di affrontare un tema utilizzando la doppia visione. Argomenti crudi e delicati, sensibili e nello stesso tempo coriacei, quali la difficile età dell’adolescenza e le sue violazioni, la necessità di essere amati e l’amore che diventa molesto, il passaggio alla maturità e l’umana necessità di ricostruirsi, perché la vita deve andare avanti. Storie di eroi della sopravvivenza, costretti a reinventarsi per ritrovarsi.



Il tema unico e la duplice declinazione permette una riflessione approfondita su contenuti in qualche modo “fuori norma”, così come “fuori norma” è la collocazione di vibrisselibri, in un’area intermedia tra l’editoria “industriale” e gli editori medio-piccoli, utilizzando il web per dare voce a testi di valore, pur nella ferma convizione che i “veri” libri sono quelli cartacei.

 

 

I due testi sono scaricabili gratuitamente dal sito www.vibrisselibri.net


 

26/02/07

Gli amici di Oblomov

Me lo ricordo ancora, appena 19enne con i basettoni alla Elvis Presley fui invitato al Parco Letterario Tomasi di Lampedusa di Palermo per iniziare una collaborazione.



Saranno stati i basettoni o le stentate 19 primavere ma la cosa non ando' mai in porto.

Ma l'amicizia è sempre viva.



Tanto che il laboratorio Biblomov nacque quando segnalai a Bice Agnello il laboratorio O' Connor appena ideato da Spadaro.

Poi nacquero gli Amici di Oblomov, attivissimo gruppo che ama davvero la letteratura...



Ora gli Amici di Oblomov stanno progettando una rivista, rilancio dal loro blog:

La rivista di Oblomov: Evarista

Le riviste telematiche rappresentano una realtà a cui gli editori prestano notevole attenzione. Il Best off di Minimum fax, per esempio, quest’anno ha selezionato autori facendo riferimento a ‘tina di Matteo B. Bianchi o a BombaSicilia di Tonino Pintacuda.



Evarista (titolo provvisorio) nasce come progetto per una rivista telematica dove esporre il meglio della produzione letteraria degli Amici di Oblomov, selezionato dal Comitato di lettura Oblomov. I racconti (sottoposti a editing), in numero di 5 o 6, verranno impaginati in una veste grafica accattivante e inviati all’indirizzo di case editrici, riviste letterarie, gruppi di lettori etc.

La rivista verrà attivata quando il comitato di lettura avrà selezionato un congruo numero di racconti interessanti.

20/02/07

Tutti esplosi. Le trame di Opìfice

Riceviamo e con molta gioia rilanciamo



opicificeDopo un anno di gestazione, ritocchi e sistemate, arriva finalmente in libreria per i tipi della Giulio Perrone Editore la prima antologia di racconti curata dal Gruppo Opìfice: "Tutti esplosi. Le trame di Opìfice" (prefazione di Massimo Carlotto)




Tutti esplosi. Le trame di Opìfice

Giulio Perrone Editore

a cura del Gruppo Opìfice

prefazione di Massimo Carlotto

fumetti di Luca Congia

illustrazioni di Alberto Cordeddu




Come scrive Massimo Carlotto nella sua prefazione al volume: “Le trame di Opìfice rappresentano una felice eccezione: leggere questo libro non solo è piacevole e interessante ma permette il confronto con scritture e temi non usuali nel panorama letterario italiano”. Il Centro Studi Opìfice di Cagliari, fucina di talenti e motore della vita letteraria sarda, e non solo, ha raccolto le prove più sorprendenti di scrittori di varie generazioni e differente formazione: dalla scrittrice nuorese più volte candidata al nobel per la letteratura, Giovanna Mulas, al direttore di banca che fa corsi di public speaking. Il risultato è un’antologia di racconti in cui si cristallizza la vita, nelle sue molteplici declinazioni, si dipana la storia di molteplici protagonisti, con la cadenza di una scrittura incalzante e ritmata, sperimentale e accattivante.



Autori presenti: Giovanna Mulas, Maria Luisa Fascì, Davide Riccio, Tommaso Chimenti, Flavia Piccinni,  Enrico Pietrangeli, Piero Buscemi, Grazia Maria Scardaci, Maurizio Pupi Bracali, Fabio Medda, Gennaro Livicuri, Maria Brunelli, Mattia Piano, Fabrizio Ulivieri, Francesco Massinelli, Stefano Baccolini, Teresa Regna, Decimo Cirenaica, Fiorenza Licitra, Claudio Ughetto, Aventino Loi, Umberto Bertani, Piero Buscemi, Matteo Pazzi.



Ufficio Stampa Centro Studi Opìfice

Giovanni Curreli

Via A. Einstein, 26 - 09126 Cagliari

ufficiostampa@opifice.it

cell. 340-0778698




***



Il 22 febbraio 2007 inizia -dal Manàmanà Café di Cagliari- il fantasmagorico Tutti esplosi (mini) TOUR:  saremo a Cagliari, Quartu Sant'Elena (CA), Capoterra (CA), Sassari, Alghero (SS), Macomer (SS), Oristano, Roma, Latina, Bologna, Firenze, Catania, Torino e Milano. E forse anche a Kiev!

04/02/07

La BombaCarta del prete

Corriere della Sera, edizione romana, 3 febbraio 2007 ©



MINIMA ROMANA di Elisabetta Rasy

 

La BombaCarta del prete

             

BombaCartaUna mattina di marzo del 1997 un giovane professore del Massimo, storico liceo dei gesuiti, aprì un cassetto per cercare una matita. Invece della matita Antonio Spadaro, allora in attesa di essere ordinato sacerdote nella Compagnia di Gesù, trovò una poesia abbandonata da uno sconosciuto allievo e si rese conto che c' era tra i ragazzi una sommersa voglia di esprimersi che chiedeva ascolto.



Mise un annuncio in bacheca in cui li invitava a tirar fuori i loro scritti: credeva che ne sarebbero arrivati una decina, invece fu un' esplosione, anzi una «bombacarta». Fu proprio con questo nome, «BombaCarta», che nacque un' associazione culturale che oggi ha centinaia di iscritti di ogni orientamento ideale, religioso e politico, funzionando sia come laboratorio virtuale via internet, sia come reale officina di incontri su libri, cinema, musica.



Padre Spadaro, autore di numerosi saggi sulla letteratura contemporanea, aveva in mente modelli diversi tra loro, dagli «Esercizi Spirituali» di Ignazio di Loyola al progetto «under 25» per giovani scrittori ideato da Pier Vittorio Tondelli, ma con un unico obiettivo: nel rapporto coi libri e ogni forma espressiva valorizzare prima di tutto esperienze ed emozioni personali. Da Roma «BombaCarta» ha attratto al suo lavoro altri pezzi di mondo: il gruppo romano accoglie i soci pellegrini una giornata al mese al liceo Massimo, e i pellegrini sono ogni volta più numerosi, a dimostrazione che non sempre la cultura per conquistare gli animi deve essere moda o spettacolo.       



[Aggiungo con legittimo orgoglio che tra "i pezzi di mondo" c'e' anche la Sicilia con  le neonate
Officine di Messina e l'attiva BombaSicilia, cosi' l'ha definita Mario Desiati nell'introduzione al Best Off 2007. Tanto attiva che ora ha anche la sezione rubriche in forma di blog]

01/02/07

Ma cos'è un libro?

Ma cos'è un libro? È il parto di un malato di mente. Di un pervertito, un disadattato, un aspirante suicida, un pazzo, un uomo bisognoso di cure. La sua storia verrà confezionata a uso e consumo di altri pervertiti, disadattati, aspiranti suicidi, pazzi e uomini bisognosi di urgenti cure.



Un signore molto ricco prenderà questo parto del malato di mente, lo schizzo furioso e consolatorio di un pazzo, medicina e droga per altri pazzi. Si arricchirà, illuderà autore e lettore di averli resi un pò migliori di quello che sono e poi se la godrà.



Mario Desiati, Vita precaria e amore eterno, p. 172

18/12/06

Album Europa

Centro Studi Opìfice - EggS - Lankelot.eu - Anonima Scrittori

presentano








Lo chiameremo ALBUM Europa. E sarà così, un viaggio. Aspettando i binari fremere, i motori accendersi, il muso dell’aereo alzarsi e per un momento sentirsi schiacciare sulla terra per poi volare, la faccia oltre il finestrino, la bocca aperta e gli occhi spalancati per far entrare tutto per la prima volta, odori suoni, sapori, lingue, paesaggi che scorrono impastati nel vento.

E ritornare.

Il muso dell’aereo verso terra, dall’alto la prospettiva mai vista della tua città, scendere dal treno, i binari ancora caldi, e non notare nulla di diverso tranne un vago sentore che qualcosa sia cambiato. Sarà qualcosa che ancora non riesci a vedere ma che una volta o l’altra vorrai raccontare.



Un foglio bianco, la penna, una partenza e un arrivo.

Un album di immagini che prende forma, diventano storie che si intrecciano.

Un album di racconti, ALBUM Europa.



INDICAZIONI TECNICHE. Il progetto si divide in due fasi



Fase 1) Le tratte

Si sceglie una tratta all’interno dell’Europa geografica e un mezzo per percorrere la tratta. [Esempio: Roma-Madrid (treno), Parigi-Mosca (macchina), Belgrado-Oslo (aereo), Vienna-Amsterdam (motocicletta)]

Si deve produrre un testo lungo, breve o brevissimo che narri la tratta scelta oppure i sapori, gli odori, le genti incontrate.

C'è un luogo di partenza e un luogo di arrivo. C'è un mezzo che ci permette di arrivare a destinazione. C'è il racconto che sarà un'immagine, la nostra immagine.

Scadenza invio materiale 31 Gennaio 2007 a racconti@opifice.it



Fase 2) La trama

Dopo aver raccolto e letto i brani pervenuti entro il 31 Gennaio 2007 si aprirà la seccnda fase del progetto ALBUM Europa. Si produrranno altri brani che uniscono due o più narrazioni della prima fase ponendosi come snodo tra esse.

Si arriverà ad unire e snodare tutte le narrazioni così che emerga una sola storia: ALBUM Europa.



Per informazioni > ALBUM Europa > Forum di Opìfice





Centro Studi Opìfice - EggS - Lankelot.eu - Anonima Scrittori

25/11/06

La presunta morte della letteratura

mortedi Carla Benedetti



 (fonte lavagna del sabato n.222)



Qual è l'idea più memorabile espressa dalla critica letteraria italiana negli ultimi decenni?

Questa: che la letteratura italiana da decenni non esprime più nulla di memorabile. Che non solo non ci sono più scrittori dell'altezza di Calvino e di Pasolini, ma che nemmeno potrebbero più esserci, essendo venute meno le condizioni, essendo la letteratura entrata in una impasse storica. E questo è stato detto e ripetuto e teorizzato mentre libri vivi e importanti, che anch'io ho cercato di segnalare in questo giornale, continuavano a uscire in Italia.



Non si sa chi cominciò.  Forse Franco Cordelli con il suo Poeta postumo del 1978. ma quel che è certo è che non c'è mai stata nella cultura italiana un'idea più condivisa, che ha messo d'accordo tutti quanti, ex neo avanguardisti ed ex anti-neoavanguardisti, postmodernisti e neo modernisti, cattolici e laici, di sinistra e di destra. L'hanno formulata e ripetuta negli anni Luigi Baldacci, Cesare Garboli, e Giovanni Raboni, da poco scomparsi; Giulio Ferroni, Alfonso Berardinelli, Romano Luperini, Pier Vincenzo Mengaldo e molti altri. Talvolta persino qualche scrittore. L'annuncio è stato fatto talmente tante volte che ormai sembra una gag comica. E hanno detto anche che non ci sono più critici né "intellettuali".

Ma il picco più alto si è registrato in questi ultimi mesi , come in un gran finale di fuochi d'artificio. Ecco un piccolo florilegio dai giornali estivi.





Goffredo Fofi sul Sole 24 ore: "Trent'anni fa ci lasciarono Carlo Levi e Pier Paolo Pasolini. Vent'anni fa ci lasciarono Italo Calvino e Elsa Morante … un grande passato. Nessuno ha colmato questi vuoti, nessuno potrà più colmarli". Angelo Guglielmi intervistato sul Venerdì di Repubblica: "Cosa sta avvenendo nella nostra letteratura? Assolutamente nulla dagli anni Sessanta, dai tempi di Calvino e di Pasolini. E anche del nostro Gruppo 63". Alfonso Berardinelli sul Foglio scrive che "gli autori entrati in scena dopo il 1990" sono "mutanti". Persino Piergiorgio Bellocchio, il fondatore di Quaderni piacentini, intervistato sul Corriere fa capire che dopo Volponi non ha più incontrato nessuno scrittore italiano interessante. E lo scrittore Sebastiano Vassalli, anche lui intervistato sul Corriere, ripete amaramente che in effetti questa non è l'epoca giusta per gli scrittori.



Un intero mondo culturale che da decenni ripete lo stesso verdetto: siamo tutti morti. E' impressionante. Un'allucinazione collettiva di cui verrebbe voglia di ridere, se non fosse che non è affatto innocua come potrebbe sembrare. Al contrario agisce e ha agito in modo devastante. Non solo perché non riconosce le energie artistiche, critiche e di pensiero che ancora nascono in Italia, ma soprattutto perché fa loro il deserto attorno. Per anni hanno azzerato le attese e represso gli slanci. Hanno bruciato il terreno della cultura e così spianato la strada ad altre forze che hanno potuto invaderle incontrastate.

Guglielmi: "Nessuno oggi apre nuovi campi dell'immaginazione. Arte e letteratura producono opere tutte uguali". E' vero. La macchina editoriale internazionale occupa il mercato con libri tutti uguali, rendendo difficile la circolazione di quelli che non sono conformi. Ma è di questo che sta parlando Guglielmi? No, sta parlando di un destino epocale. La colpa è del "tempo nostro" che sarebbe addirittura affetto da un'"impotenza generandi", come ha ribadito sull'Unità.



Purtroppo tesi del genere si trovano anche in studi seri, competenti, come quello di Guido Mazzoni (Sulla poesia moderna, il Mulino) che sostiene la necessità storica del declino della poesia nel mondo odierno: "La qualità degli scrittori non ha alcun peso in questo processo... Purtroppo le grandi trasformazioni storiche prescindono dal valore degli individui, che è sempre troppo piccolo per non risultare irrilevante". E se oggi nascesse a Recanati un grande poeta gobbo? Ma no, sarebbe ugualmente irrilevante. E' tipico dello storicismo vedere la storia sotto la lente della necessità. Ma almeno i vecchi storicisti credevano nello sviluppo, in un realizzarsi progressivo dell'essenza umana. Questi nuovi storicisti delusi credono invece nella necessità del declino, dell'impotenza degli individui, e dell'epigonismo. Uno storicismo rovesciato, ancor più paralizzante.



E non parlano del colonialismo culturale, dell'aggressività della nuova industria editoriale (questa sì mutante), o dell'abbandono del campo da parte di critici e giornalisti culturali rassegnati, quando non conniventi con la logica pubblicitaria che sta aggredendo il terreno del pensiero e dell'espressione. E chi dice che non c'è più un Pasolini si guarda bene dall'aggiungere che oggi probabilmente anche a Pasolini sarebbe stato molto più difficile parlare dalla prima pagina di un importante quotidiano. Su "Panorama" Fofi ribadisce la sua diagnosi: Nessuno oggi ha "un coraggio, un'intelligenza un'irrequietudine attiva, una capacità di rischiare paragonabile alla loro", cioè ai soliti Pasolini, Calvino, Morante e Carlo Levi.

Alias del Manifesto ha ospitato un dibattito tra Franco Cordelli e alcuni scrittori più giovani. Discutevano se è vero o no che la letteratura continua. Poiché - come scrivono un po'comicamente i due coordinatori, Andrea Cortellessa e Graziella Pulce - bisogna pur ammettere che "non tutto è già finito: altrimenti faremmo un altro mestiere" sembrava di assistere ad una seduta spiritica. Persone che da anni predicano la condizione postuma della letteratura, e che ora, sentendosi scavalcate da tutte quelle voci che fanno ancora scommesse forti sulla scrittura, tentano con fatica di riposizionarsi. Però senza il vigore rigenerante di una seria autocritica. Senza il coraggio di affermare la forza antagonistica che può esserci in quella cosa che chiamano "letteratura". Sul Foglio Berardinelli così sintetizza il dibattito di Alias: "Fra critici e scrittori non c'è differenza... La critica è un genere letterario e il romanzo è un genere critico".



Andiamo bene. Dopo che si è detto che il romanzo è morto e la critica è morta, si può scegliere dal menù del cimitero la combinazione che si preferisce.



Da tempo mi interrogo su quale sia stata la funzione dei miti di morte che hanno accompagnato la modernità occidentale fin dai suoi albori, a partire da quello hegeliano della morte dell'arte. E poi di quello poststrutturalista della morte dell'autore. E di quello postmodernista dell'esaurimento della letteratura, della fine del nuovo, della fine della storia, della morte del futuro. Disperazioni apparenti e consolazioni segrete. Miti ambigui, ora euforici, ora malinconici, ma sotterraneamente annichilenti. E mai come in questo ultimo periodo se ne è potuta avere la conferma concreta. Quei ritornelli sono serviti a smobilitare e a liquidare. Sono stati utili agli altri, ai veri avversari con cui oggi ci troviamo in un conflitto diretto: la normalizzazione dei generi letterari, la monocoltura del noir e del thriller, il ricatto populistico delle classifiche di vendita, l'enorme spazio dato alla cultura anglofona, l'audience che sostituisce il giudizio, la promozione pubblicitaria travestita da recensione, i testimonial televisivi e i book-jokey che hanno preso il posto dei critici, i tempi stretti imposti dagli uffici stampa editoriali che impediscono la riflessione, le grandi macchine di ottundimento e la colonizzazione dell'immaginario.



L'alveo della cultura, quella semiosfera protettiva in cui si svolgevano un tempo le discussioni, le contrapposizioni, gli scontri di poetiche, è stato smantellato. È una situazione inedita nella storia della modernità. Ma è anche una situazione finalmente aperta, da cui tutto può ricominciare. Perché ormai i veri termini del conflitto non sono più nascosti. Perché è emersa anche un'altra posizione rispetto a quei discorsi di capitolazione ripetuti per decenni. Perché ormai è chiaro che in questo combattimento non sono in gioco solo schermaglie estetico-letterarie basate sul gusto, ma cose di vitale importanza, decisive anche da un punto di vista antropologico.



Articolo tratto dal settimanale L'Espresso, Febbraio 2006