23/05/16

L’infernale cratere sulla strada per l’aeroporto

Questo pezzo è soltanto una lunga e densissima citazione, una lettera che lo scrittore Gioacchino Martinez, protagonista de Lo Spasimo di Palermo di Consolo, scrive al figlio Mauro, terrorista rifugiato in Francia.

Un legame si rinsalda tra l’infanzia in Sicilia, la stagione delle stragi e l’eredità dei padri che sono stati figli nel dopoguerra. Toni mitici, che legano alla storia di Martinez e del figlio Mauro la vicenda di Borsellino, anch’egli figlio che lotta per l’autorità perduta del padre-Stato. Sono siciliano e palermitano, di quegli anni ricordo solo un tema fatto in quinta elementare e parole sentite per la prima volta: cellulare e tritolo.
Questa lettera è anche per me, che dello Spasimo di Palermo ricordo il tetto mancante e gli spettacoli teatrali fatti proprio in onore di Falcone ogni anno, a fine maggio, con in testa le stelle. Per arrivare allo Spasimo s’attraversano le vie in cui Falcone e Borsellino hanno giocato, picciriddi con quelli che poi sarebbero diventati mafiosi. Consolo sceglie proprio la paternità come tema portante, una paternità ferità che nasce sulle ceneri di un rimorso mai sopito, di figlio in padre, eredità con cui è d’obbligo confrontarsi e infuriarsi.

Leggi anche 'Vogliamo solo il cielo' di Marco Bisanti


Lo Spasimo di Palermo
Leggendo questo testo il mito lievita, Palermo come Troia, città distrutta, col centro storico mai ricostruito di case sventrate, vestigia perdute e la memoria che cola nei rivoletti delle strade. Padri e figli, come Enea, che si porta sulle spalle il padre Anchise e per mano Iulo. Una lettera che parla a ciascuno di noi, che da ciascuno di noi esige una risposta.
Mauro, figlio mio,
sì, è così che sempre ti ho chiamato e continuo a chiamarti: figlio mio. Ora più che mai, lontani come siamo, ridotti in due diversi esili, il tuo forzato e il mio volontario in questa città infernale, in questa casa… smetto per timore d’irritarti coi lamenti.
Figlio, anche se da molto tempo tu mi neghi come padre.
So, Mauro, che non neghi me, ma tutti i padri, la mia generazione, quella che non ha fatto la guerra, ma il dopoguerra, che avrebbe dovuto ricostruire, dopo il disastro, questo Paese, formare una nuova società, una civile, giusta convivenza.
Abbiamo fallito, prima di voi e come voi dopo, nel vostro temerario azzardo.
Ci rinnegate, e a ragione, tu anzi con la lucida ragione che ha sempre improntato la tua parola, la tua azione. Ragione che hai negli anni tenacemente acuminato, mentre in casa nostra dolorosamente rovinava, nell’innocente tua madre, in me, inerte, murato nel mio impegno, nel folle azzardo letterario.
In quel modo volevo anch’io rinnegare padri, e ho compiuto come te il parricidio. La parola è forte, ma questa è.
Il mio primo, privato parricidio non è, al contrario del tuo, metaforico, ma forse tremendamente vero, reale.
Tu sai dello sfollamento per la guerra a Rassalemi, del marabutto, dell’atroce fine di mio padre, della madre di tua madre, del contadino e del polacco. Non sono riuscito a ricordare, o non ho voluto, se sono stato io a rivelare a quei massacratori, a quei tedeschi spietati il luogo dove era stato appena condotto il disertore. Sono certo ch’io credevo di odiare in quel momento mio padre, per la sua autorità, il suo essere uomo adulto con bisogni e con diritti dai quali ero escluso, e ne soffrivo, come tutti i fanciulli che cominciano a sentire nel padre l’avversario.

 

Quella ferita grave, iniziale per mia fortuna, s’è rimarginata grazie a un padre ulteriore, a un non padre, a quello scienziato poeta che fu lo zio Mauro. Ma non s’è rimarginata, ahimè, in tua madre, nella mia Lucia, cresciuta con l’assenza della madre e con la presenza odiosa di quello che formalmente era il padre.
Sappi che non per rimorso l’ho sposata ma per profondo sentimento, precoce e inestinguibile. Quella donna, tua madre, era per me la verità del mondo, la grazia, l’unica mia luce, e per sempre viva.
La mia capacità d’amare una creatura come lei è stato ancora un dono dello zio.
Al di là di questo, rimaneva in me il bisogno della rivolta in un altro ambito, nella scrittura. Il bisogno di trasferire sulla carta – come avviene credo a chi è vocato a scrivere – il mio parricidio, di compierlo con logico progetto, o metodo nella follia, come dice il grande Tizio, per mezzo d’una lingua che fosse contraria a ogni altra logica, fiduciosamente comunicativa, di padri o fratelli – confrères – più anziani, involontari complici pensavo dei responsabili del disastro sociale.
Ho fatto come te, se permetti, la mia lotta e ho pagato con la sconfitta, la dimissione, l’abbandono della penna.
Compatisci, Mauro, questo lungo dire di me. È debolezza d’un vecchio, desiderio estremo di confessare finalmente, di chiarire.
Questa città, lo sai, è diventata un campo di battaglia, un macello quotidiano. Sparano, fanno esplodere tritolo, straziano vite umane, carbonizzano corpi, spiaccicano membra su alberi e asfalto – ah l’infernale cratere sulla strada per l’aeroporto! - è una furia bestiale, uno sterminio. Si ammazzano tra di loro, i mafiosi, ma il loro principale obiettivo sono i giudici, questi uomini diversi da quelli d’appena ieri o ancora attivi, giudici di una nuova cultura, di salda etica e di totale impegno costretti a combattere su due fronti, quello interno delle istituzioni, del corpo loro stesso giudiziario, asservito al potere o nostalgico del boia, dei governanti complici e sostenitori dei mafiosi, da questi sostenuti, e quello esterno delle cosche, che qui hanno la loro prima linea, ma la cui guerra è contro lo Stato, gli Stati per il dominio dell’illegalità, il comando dei più immondi traffici.
Ma ti parlo di fatti noti, diffusi dalle cronache, consegnati alla più recente storia.
Voglio solo comunicarti le mie impressioni su questa realtà in cui vivo.
Dopo l’assassinio in maggio del giudice, della moglie e delle guardie, dopo i tumultuosi funerali, la rabbia, le urla, il furore della gente, dopo i cortei, le notturne fiaccolate, i simboli agitati del cordoglio e del rimpianto, in questo luglio di fervore stagno sopra la conca di cemento, di luce incandescente che vanisce il mondo, greve di profumi e di miasmi, tutto sembra assopito, lontano. Sembra di vivere ora in una strana sospensione, in un’attesa.
Ho conosciuto un giudice, procuratore aggiunto che lavorava già con l’altro ucciso, un uomo che sembra aver celato la sua natura affabile, sentimentale dietro la corazza del rigore, dell’asprezza. Lo vedo qualche volta dalla finestra giungere con la scorta in questa via d’Astorga per far visita all’anziana madre che abita nel palazzo antistante. Lo vedo sempre più pallido, teso, l’eterna sigaretta fra le dita. Mi fa pena, credimi, e ogni altro impiegato in questa lotta. Sono persone che vogliono ripristinare, contro quello criminale, il potere dello Stato, il rispetto delle sue leggi. Sembrano figli, loro, di un disfatto padre, minato da misterioso male, che si ostinano a far vivere, restituirgli autorità e comando…

11/05/16

Scrivere un curriculum

Che cos'è necessario?

È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.
È d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?

Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wisława Szymborska


(da "Vista con granello di sabbia", traduzione di Pietro Marchesani)

09/05/16

Due letture per una Metamorfosi

MetamorphosisLa più celebre delle metamorfosi letterarie è quella di Gregor Samsa, viaggiatore di commercio, che una mattina svegliandosi da sogni tormentati scopre di essersi trasformato in un enorme insetto.
La tragedia sconvolge la sua famiglia. L'epilogo necessario sarà la morte di Gregor, ormai abbandonato e rifiutato dalla famiglia, che vede nella sua morte, per inedia e consunzione, quasi una liberazione.
Ecco due delle possibili letture: celebri e inconciliabili.
Quella di Camus che ruota attorno alla natura simbolica del racconto e quella di Theodor W. Adorno che cerca di scardinare proprio le baggianate di simboli e metafore per cogliere la forte critica sociale.

Un testo-mondo, la Metamorfosi dura appena venti indimenticabili pagine. Max Brod - amico, promotore e curatore dell'opera di Kafka - raccontava che Franz rideva di gusto quando la leggeva agli amici: tutto nacque da un articolo in cui i rampolli delle famiglie ebree erano etichettati come cimici che vivacchiavano alle spalle della famiglia.

08/05/16

Parole e colori (appunti)

Dopo Rimbaud e i suoi colori delle vocali, voglio continuare a indagare sul legame tra tonalità cromatiche e letteratura
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Il mio più lontano ricordo è intinto di rosso. In braccio a una ragazza esco da una porta, davanti a me il pavimento è rosso e sulla sinistra scende una scala pure rossa. Di fronte a noi, sul nostro stesso piano, si apre una porta e ne esce un uomo sorridente che mi si fa incontro con aria gentile. Mi viene molto vicino, si ferma e mi dice: “Mostrami la lingua!”. Io tiro fuori la lingua, lui affonda una mano in tasca, ne estrae un coltellino a serramanico, lo apre e con la lama mi sfiora la lingua. Dice: “Adesso gli tagliamo la lingua”.
Io non oso ritirarla, l’uomo si fa sempre più vicino, ora toccherà la lingua con la lama. All’ultimo momento ritira la lama e dice: “Oggi no, domani”. Richiude il coltellino con un colpo secco e se lo ficca in tasca.



E. Canetti, La lingua salvata
(Traduzione: Amina Pandolfi e Renata Colorni)



07/05/16

Tutti gli esseri hanno un destino di felicità

Diventai un'opera favolosa: vidi che tutti gli esseri hanno un destino di felicità: l'azione non è la vita, ma un modo di sprecare una qualche forza, uno snervarsi. La morale è una debolezza del cervello.

A ogni essere, mi sembravano dovute molte altre vite. Quel signore non sa quel che fa: è un angelo. Questa famiglia è una nidiata di cani. Di fronte a molti uomini, parlai ad alta voce con un istante delle loro altre vite. - Fu così che amai un porco.
Nessun sofisma della follia, - la follia che viene rinchiusa, - è stato da me dimenticato: potrei ripeterli tutti, ho il sistema.

La mia salute fu minacciata. Arrivava il terrore. Piombavo in sonni di giorni e giorni, e, alzato, continuavo i sogni più tristi. Ero pronto per il trapasso, e lungo una via di rischi la mia debolezza mi guidava ai confini del mondo e della Cimmeria, patria dell’ombra e dei gorghi.

Fui costretto a viaggiare, a distrarre gli incantesimi riuniti nella mia mente. Sul mare, che amavo come se avesse dovuto lavarmi da qualche sozzura, vedevo levarsi la croce consolatrice. Ero stato dannato dall'arcobaleno.

#IABMOBILE16 - Mobile, il nuovo standard per Internet

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=ssNdJK1YYLI?showinfo=0]

Per vedere l'intervista completa: http://bit.ly/23KAajq

La stagione dei Seminar di IAB Italia si è aperta con un tema fondamentale, quello del Mobile, che pesa per il 25% del digital spending, in rapida crescita. Diventa così tassativo avere un approccio sempre più omnicanale, esplorando tutti i settori e utilizzando gli innumerevoli strumenti che l’Advertising Digitale mette a disposizione. E con oltre 32 milioni di italiani che navigano da smartphone (e quasi 13 da tablet), il Mobile è il nuovo standard di internet. Ai nostri microfoni Carlo Noseda, Presidente IAB Italia.


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Servizio di Antonino Pintacuda – Riprese e montaggio Marco Moroni

[VIDEOINTERVISTE] Cartoomics 2016 - Sergio Bonelli Editore con UT cambia tutto

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Gli eroi della Fabbrica dei Sogni sono sbarcati con successo in libreria dallo scorso settembre. A far da apripista il ranger Tex Willer, icona della Sergio Bonelli Editore.

A Cartoomics abbiamo incontrato il Responsabile del settore Libreria della SBE Giovanni Mattioli che ci ha presentato UT, il nuovo personaggio creato da Corrado Roi e Paola Barbato. Con UT e il suo "viaggio sulle vie della fame" la SBE inaugura una collana davvero speciale: dal 25 marzo, infatti, per la prima volta una serie Bonelli arriva in fumetteria in contemporanea con l’edicola.
Per il numero 1 addirittura le variant saranno due, con l'edizione speciale proprio per Cartoomics.

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Servizio di Antonino Pintacuda – Riprese e montaggio Marco Moroni

[VIDEOINTERVISTE] Cartoomics 2016 - Tra cosplayer, film e fumetti spazio al maestro Milo Manara

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=mgtPywXqW0c?showinfo=0&w=640&h=360]

Alla 23esima edizione di Cartoomics tante conferme e una vera e propria invasione delle icone di Star Wars. Spazio anche ai supereroi Marvel e DC Comics, con l'ultimo figlio di Krypton e il Cavaliere Oscuro pronti a sfidarsi al cinema.

Nell'edizione 2016 Milo Manara è stato inoltre il primo artista internazionale a ricevere il neonato premio “Cartoomics Artists Award”, che consisterà ogni anno in un pezzo unico creato appositamente da un artista emergente per un artista consacrato. Ne parliamo con Filippo Mazzarella, il Direttore artistico della manifestazione.

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Servizio di Antonino Pintacuda – Riprese e montaggio Marco Moroni

[VIDEOINTERVISTA] Microsoft Forum 2016: Intelligence of People, Products & Processes

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Più di 2.000 aziende e partner italiani al Microsoft Forum a Milano per parlare di Digital Transformation: un’occasione per confrontarsi sulle frontiere dell'innovazione e per condividere le migliori esperienze con l'obiettivo di ispirare il percorso di digitalizzazione delle imprese italiane di ogni dimensione e settore. Ai nostri microfoni Tiziana Olivieri, Direttore Divisione Enterprise e Partner Microsoft Italia, spiega la ricetta di Microsoft per la trasformazione digitale con la formula IoP3: “Intelligence of People”, “Intelligence of Products” e "Intelligence of Processes”, la sigla indica l’impegno di Microsoft per guidare le realtà italiane nel cogliere le opportunità offerte dall’”Intelligence of Transformation”. Nella cornice del Microsoft Forum ha debuttato in Italia Surface Hub la "lavagna con i superpoteri" che rappresenta un nuovo modo di collaborare e introduce un nuovo livello di efficienza.

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Servizio di Antonino Pintacuda - Riprese e montaggio Marco Moroni

02/05/16

Due anni dopo

Bentornati, troppi giorni ci separano dall'ultimo post. Complici i social network, l'aggiornamento di un blog personale è diventato una faccenda fin troppo dispendiosa. Il (poco) tempo libero lo usiamo per aggiornare random i Pupi di Zuccaro con il buon Marco. Il resto è scriverevideointervistaresbobinarecorreggereimpaginaremontaretagliare.

In questi due anni Adv è cresciuto sino al lancio della nuova testata Advertiser, che recupera il vecchio nome della rivista, giunta al 59esimo anno di pubblicazione ininterrotta. MyMarketing.Net ha lanciato la nuova newsletter e tante novità sono in cantiere.

Per Televisionet.Tv ho continuato a realizzare videointerviste in tandem con i nostri mirabili operatori. Nella suddivisione naturale dei temi e degli argomenti, ho mantenuto i miei cavalli di battaglia: Facebook, Instagram, Iab, Tecnologia, Fumetti (equamente distribuiti tra topi, paperi, ladri in calzamaglia, flotte stellari, con Cartoomics e il Museo del Fumetto sempre in pole position).

Si son letti pure tanti libri, molti dimenticabili che non si meritavano nemmeno l'inchiostro elettronico del Kindle. Altri meravigliosi, da leggere con l'evidenziatore in mano.

Signore e Signori, questo qui solo per dirvi che i Dicotomici Furori riaprono!

19/10/14

Nei labirinti del potere. La svolta narrativa di Luigi Bisignani

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04/08/14

Bagheria morì d'improvviso

foto di Guido Grassadonio


Cosa resterà di me, del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che ho avuto in questa vita…
Franco Battiato, Mesopotamia


Bagheria morì d’improvviso, una mattina d’inverno. Morì in silenzio, così come sempre aveva vissuto, stanca di essere nominata nei telegiornali con la stessa presentazione, fotografata sempre di profilo, vecchietti sullo sfondo a giocare a carte.
Morì che tutti eravamo distratti, accecati da amore o persi ad inseguir lucertole sui muretti di tufo.
A poco servì l’università di Palermo in una delle ville seicentesche. Ancora meno quando si decise di dipingere il centro storico con murales dai colori belli e vivi. La città si spense a poco a poco, con la peste che covava aspettando i topi.

Psycho Pop - Tutte le sfumature dolciamare della vita

[youtube=http://youtu.be/JLZfWv_0rEQ]

Una collana di fumetti alternativi targata Edizioni BD in cui si prendono di petto le cose che vanno storte: psicosi, dipendenze, storie d'amore, vita… Tante voci diverse che in comune hanno solo il tratto non fotorealistico degli autori. La curatrice Micol Arianna Beltramini ci racconta i primi tre titoli.

Bentornato Pikappa!

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Pikappa è tornato. 18 anni dopo la prima uscita in edicola, Paperinik in versione più adulta, matura e fantascientifica, è stato il protagonista assoluto dell’estate di Topolino. Una festa che continua a Milano con vecchi e nuovi Pkers che l’hanno celebrato al Wow – Museo del fumetto di Milano con un flash mob armati del Pk Blaster.

Ne abbiamo parlato davanti alle telecamere di Televisionet.tv - la web tv di TVN Media Group - con il fumettista Claudio Sciarrone, autore del murales che celebra PK , e con il direttore di Topolino, Valentina De Poli.

25/07/14

Diabolik Nero su Nero

Una nuova collana dedicata all'antieroe creato dalle sorelle Giussani, arriva in edicola dal 22 luglio in allegato al Corriere della Sera e La Gazzetta dellO Sport "Diabolik Nero su Nero", curata da Gianni Bono.
Ai nostri microfoni il direttore generale dell'Astorina Mario Gomboli, il curatore della collana e il fumettista e illustratore Gabriele Dell'Otto. La collezione propone le più belle storie del Re del Terrore con una selezione legata a temi e fatti di cronaca nera realmente accaduti. Si parte con "La polizia non indaga" al prezzo lancio di 1 euro.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=Wq4HbnFjD70&w=560&h=315]

02/07/14

Diabolika intervista

Ecco l'ultima doppia intervista a Riccardo Mazzoni, curatore del Diabolik MiFest e a Mario Gomboli, direttore generale dell'Astorina. Riprese e montaggio di Oreste Bossa, su Televisionet.tv

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=o4_aQmLOxS4]

L'hanno rilanciata anche sulla fanpage ufficiale di Diabolik!

13/06/13

Bagheria: un covo di pittori, poeti, registi e...

Guardateli bene, messi in fila lì in bella mostra sulla prima pagina di ogni foglio di giornale. Sono loro, i grandi capi. Un tripudio di doppi menti e colesterolo. Facce buone per mangiarsi di nascosto una iris fritta e non i nostri sogni e le nostre speranze. Bagheria ma che minchia stai combinando? Conquistati pure dai canadesi? Da quei succhiasciroppo d'acero che qui hanno gioco facile. Manco uno sceneggiatore della più scalcagnata fiction italiana arriverebbe a tanto! 

E ora aspettiamo che 'sti grandi capi facciano la stessa fine di una vecchia gloria di Hollywood. Sul viale del tramonto a nutrire piccioni invece di tirar su picciotti a frustate sulle gambe. La Sicilia, i siciliani si sono sentiti abbandonati. Da sempre, dallo Stato, dai vari politici che hanno fatto incetta di voti e ci hanno lasciato soli. Sempre di più. Compriamo l’acqua per cucinare pure un tegamino di pasta. Ci mancano i servizi minimi e il lavoro è un’utopia. E ora la precarietà a cui hanno consegnato il nostro futuro farà il resto. Il “posto” è il nostro sogno proibito. Andremo avanti, per inerzia. E la cultura? Che farà la cultura? Bufalino diceva che invece di mandare l'esercito in Sicilia sarebbe stato più proficuo un plotone di maestri elementari. Aveva ragione, come sempre. L'ha ricordato anche Nando Dalla Chiesa presentando il suo ultimo libro, L'impresa mafiosa. Citando anche Obama: l'America non è la potenza suprema per il suo esercito, lo è perché ha le università più prestigiose del globo.

E qui ci balocchiamo il cervello con un silenzio complice. Abbiamo dimenticato. Abbiamo dovuto dimenticare. Perché devi consegnarti all'oblio se vuoi sopravvivere. Quando l'elicottero vola più basso, alziamo semplicemente la tv. Quando rubano una macchina per sfondare una vetrina ci limitiamo a tirare dritto, senza immischiarci in discorsi che non ci appartengono. Perché non si può far saltare un’intera autostrada per cancellare chi voleva fare davvero qualcosa. Solo perché Falcone l’amava irrimediabilmente questa terra. Hanno fatto esplodere un pezzo di autostrada, il Giudice tornava in volo da Roma, mette piede a terra, decide di guidare e si vede la strada sparire, l’asfalto polverizzato. Una catastrofe che presto hanno avvolto nelle lenzuola. Le loro idee cammineranno sulle nostre gambe, l’abbiamo gridato. L’abbiamo scritto sulle lenzuola. Le lenzuola. Sempre le lenzuola. Che prima stendevamo per far vedere che la nostra sposa era arrivata illibata. Sangue di verginità perdute, speranze perdute. Sempre sulle lenzuola. Che sbiancate dal sole assomigliano a vecchi sudari. E lì, dove il Giudice perse la sua battaglia, hanno messo un doppio obelisco. Una minchia di pietra che si incula il cielo. Intendiamoci, Che la cultura possa fare qualcosa ne sono certo, ma si tratta di vedere che tipo di cultura, di certo non quella anti-mafiosa che striscia subdola come Cuffaro che diceva: “La mafia fa schifo” su cartelloni tre metri per sei riempiendo le redazioni dei giornali di cannoli.

16/04/13

Grazie di tutto, Preside!

Domenica ho saputo della scomparsa del Preside. Voglio ricordarlo anch'io...

enzo galatiIl Preside Vincenzo Galati era uno di quegli uomini tutti d'un pezzo, uno di quelli che si fanno rispettare indipendentemente dal loro ruolo o dalla quantità di capelli bianchi. Serafico con la folta chioma d'argento era in grado di tenere a bada i suoi ragazzi anche nei momenti più turbolenti.

Me lo ricordo ancora la prima volta che l'ho incontrato. Era il 1995, venne nella nostra classe a darci il benvenuto. E noi che venivamo dalle medie imparammo subito a rispettarne l'autorevolezza ancora prima che l'autorità. Era sempre presente e cordiale, sempre pronto ad ascoltare le legittime rimostranze di noi del liceo scientifico che studiavamo nei box riconvertiti lì nella sede di via Città di Palermo, a un tiro di schioppo dai moffoletti del signor Mineo's.

Anche nei momenti più duri quando le sigarette fumate nel bagno e i capelli a mezzocollo ci trasformarono tutti in bohémien, lui ci continuò ad ascoltare, con ancora negli occhi i timidi e brufolosi adolescenti che eravamo stati appena tre calendari prima.