24/12/07

Si sta come a Natale

ventuno storie di Natale scritte da vibrisselibraie e vibrisselibrai


copertina di al3simQuella del Racconto di Natale è una tradizione pericolosa. Ci si sono cimentati, e magari divertiti, molti Grandi Scrittori: da Christian Andersen, Charles Dickens e Lev Tolstoj fino a – tanto per stare a casa nostra – Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Dino Buzzati, Italo Calvino. Senza contare le Poesie di Natale: ci hanno provato, tanto per dire, Guido Gozzano (la famigerata «Il campanile scocca / lentamente le sei», e le sette, le otto, le nove, eccetera), Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti.



Peraltro, è difficile immunizzarsi dal Natale. Perfino chi cerca di ignorarlo snobisticamente (ad esempio incontrandoti per la strada e dicendoti gaio: «Buon solstizio!») o chi, per le sue ragioni che non discutiamo, arriva addirittura a detestarlo, finisce con il confermarne la centralità nel nostro sistema cronologico, familiare, economico, affettivo, gastronomico, religioso («È la dialettica, baby»).



Non sarà un caso se i Pronto Soccorso degli ospedali e i centralini di Telefono Amico sono intasati, il giorno di Natale, dalle richieste di conforto di persone sole e depresse. Perché col Natale bisogna farci i conti: non si può semplicemente decidere di farne a meno.

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15/12/07

ScusateMI

logo by g1ga

Per cause tecniche indipendenti dalla mia volontà al momento il sito http://www.bombasicilia.it/rubriche non è né aggiornabile né commentabile.

Ho approntato una versione d'emergenza.

Chiedo scusa personalmente a tutti i miei Lettori.

29/11/07

Non lasciamoci turbare dal futuro


porte di MARCO MARINCOLA



6 ...quanti, già celebratissimi, sono ormai consegnati all'oblio; e quanti, che li avevano celebrati, da tempo sono scomparsi.


7 Non vergognarti di ricevere aiuto: il compito che ti attende, infatti, è di fare il tuo dovere come un soldato che combatte sulle mura. E allora? E se tu, azzoppato, non fossi in grado di salire da solo sugli spalti, e ci riuscissi invece con l'aiuto di un altro?

8 Non lasciarti turbare dal futuro: ci arriverai, se dovrai arrivarci, con la stessa ragione che ora usi per il presente.
Marco Aurelio, Pensieri, libro VII

28/11/07

Quando università fa rima con precarietà

Quando hai vinto il Dottorato di Ricerca in Storia economica hai fatto festa con i tuoi amici per tutta la notte. Hai bevuto, cantato, ballato e quando alle otto del mattino sei rientrato in casa non ti sei nemmeno sdraiato sul letto. Hai alzato il telefono, hai chiamato tuo padre e gli hai detto Dovresti essere fiero di me. Quando hai vinto il Dottorato di ricerca in Storia economica erano tre anni che provavi a vincerlo. Compilavi le domande, prendevi il treno, andavi a Bari, provavi il concorso e non lo passavi. Compilavi le domande, prendevi il treno, andavi a Firenze, provavi il concorso e non lo passavi. Compilavi le domande, prendevi l’aereo, andavi a Palermo, provavi il concorso e non lo passavi.




erba by marco marincola








Quando hai vinto il Dottorato di Ricerca erano tre anni che tuo padre pagava l’affitto del tuo alloggio a Torino. Tu giravi per la città e pensavi al giorno in cui avresti vinto il tuo Dottorato di Ricerca e avresti potuto restituirgli finalmente i suoi soldi col tuo stipendio di 830 € al mese. Per questo dopo una notte passata a ballare l’hai chiamato e gli hai detto Dovresti essere fiero di me. Per questo il giorno dopo tuo padre ti ha telefonato di nuovo per complimentarsi con te. Quando ti ha chiesto Ma di preciso, cos’è che adesso studierai?, e tu gli hai detto Le oscillazioni del prezzo dei cereali nella Toscana del Seicento, tuo padre ha detto Ah. Poi ha messo giù la cornetta.



Quando hai finito il Dottorato di Ricerca hai telefonato a tuo padre e gli hai chiesto un aiuto per pagare le bollette. Erano tre anni che ti sentivi una persona normale, che pagavi gli affitti, che mangiavi la pizza, che andavi al cinema il lunedì. Erano tre anni che tuo padre ti chiamava e ti diceva Ripensandoci, non è mica male questa cosa dei cereali del Seicento. Quando hai finito il Dottorato di Ricerca, tuo padre ha ricominciato a darti la paghetta mensile nonostante i tuoi trentadue anni compiuti. Tu ogni sera lo chiami e gli dici che appena vincerai il concorso da Ricercatore gli restituirai fino all’ultimo euro. Adesso hai un po’ di spese, però. Compilare domande, prendere il treno, andare lontano, provare il concorso è una cosa che costa.




Andrea Bajani

(da Torino Sette, supplemento de La Stampa, del 7 luglio 2005)

26/11/07

Siamo nati per la collaborazione


Al mattino comincia col dire a te stesso: incontrerò un indiscreto, un ingrato, un prepotente, un impostore, un invidioso, un individualista. Il loro comportamento deriva ogni volta dall'ignoranza di ciò che è bene e ciò che è male. Quanto a me, poiché riflettendo sulla natura del bene e del male ho concluso che si tratta rispettivamente di ciò che è bello o brutto in senso morale, e, riflettendo sulla natura di chi sbaglia, ho concluso che si tratta di un mio parente, non perché derivi dallo stesso sangue o dallo stesso seme, ma in quanto compartecipe dell'intelletto e di una particella divina, ebbene, io non posso ricevere danno da nessuno di essi, perché nessuno potrà coinvolgermi in turpitudini, e nemmeno posso adirarmi con un parente né odiarlo. Infatti siamo nati per la collaborazione, come i piedi, le mani, le palpebre, i denti superiori e inferiori. Pertanto agire l'uno contro l'altro è contro natura: e adirarsi e respingere sdegnosamente qualcuno è agire contro di lui




Marco Aurelio, Pensieri, Libro II, 1




foto di Marco Marincola - ALGHE





NEW! stiamo lavorando alla nuova costola di BombaSicilia: Titivillus


18/10/07

I pupi di zuccaro



[Questo racconto è stato già pubblicato sotto lo pseudonimo Enea Sperandeo nel sito della scrittrice e traduttrice Gaja Cenciarelli.
Lo ripropongo qui. tp] 


“Eravamo morti e potevamo respirare”.
Aveva trovato questo verso tra le poesie di Paul Celan e l'aveva usato per smerigliare i suoi ricordi. Si gustava la piccola morte che segue l'appagamento - Insieme, da uno ritornare due con il ponticello di carne che si spegne. Ci sgonfiamo, sudati, innamorati, ci siamo letti a vicenda, prigionieri di Monsieur Le Songe.
Era lì, sudato, perduto negli occhi di chi credeva di amare riamato e pensava a una sola cosa, al tavolo di sua madre.

Sua madre aveva trasformato la tredicesima del 1987 in un tavolo per 18 persone. Suo padre l'aveva bollata come l'ultima delle tante follie della moglie, con quella tredicesima potevano fare un viaggio, comprare un nuovo televisore, ritappezzare i divani.
No, sua madre l'aveva trasformato in legno di noce, un ripiano tanto grande che ci si poteva giocare a calcio. L'aveva fatto perché era questa la differenza tra sua madre e suo padre, suo padre si ancorava alla solidità degli investimenti a lungo termine fatti di acronimi duri e sicuri, sua madre invece voleva rimpinzare la casa di oggetti che trasudassero amore. E quel tavolo stillava amore per tutta la famiglia, dopo decenni di tavoli e tavolini per i bambini, finalmente l'intero clan poteva mangiare nello stesso desco.

04/10/07

tanto per ribadire



  • 4 anni e 842 post dopo, chiudo coi blog personali