26/03/12
La #giornatadellalentezza col Piccolo Principe
"Perché vendi questa roba?" disse il piccolo principe.
"È una grossa economia di tempo", disse il mercante, "Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti a settimana".
"E cosa se ne fa di questi 53 minuti?"
"Se ne fa quel che si vuole..."
"Io", disse il piccolo principe, "se avessi 53 minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana..."
12/03/12
Trent'anni di sano orgoglio terrone. Pantacalze da neve a parte!
Eccomi al giro di boa dei fatidici 30 anni. Qui in questa città che giorno dopo giorno è diventata la mia casa. Come dice un'altra illuminata neo-milanese “le radici le senti più forti quando lasci la tua terra”. Mesi vissuti come sempre schiacciando a tavoletta sull'acceleratore questi ultimi che ci separano dalla scorsa puntata.Progetto dopo progetto, proprio un paio di giorni fa ho firmato il contratto che mi legherà per un altro anno alla città della Madonnina. Già la certezza semestrale era stata un passo avanti, ora si fa sul serio. Un anno intero. Posso finalmente prenotare con generoso anticipo i biglietti aerei per tornare a Bagheria. Sarà che come dice il Professor Monti “il posto fisso non esiste più”. E chi l'ha mai voluto. È vero, il paradigma del lavoro assicurato dalla culla alla tomba ha creato mostri come Fantozzi. Ma tra un caffè e una sigaretta fumata nelle troppe poche pause che la Lombardia concede, ho avuto modo di confrontarmi con i miei coetanei cresciuti ad altre latitudini. Uno spaccato completo del Belpaese. Nessuno vuole il posto fisso, basterebbe soltanto lo stipendio assicurato! A guardare i ragazzi che dividono con me le stanze del nostro ostello di lusso, il mondo sarà dominato da infermieri e ingegneri gestionali e informatici. Tutti qui, pronti a inamidarsi camicie e calzini spargendo curricula.
27/01/12
Il sorriso oscuro e felice di Liz Taylor, per non dimenticare
Leggiamo nel primo articolo della legge 211/2000: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
E ancora più importante la conclusione dell’articolo 2 che sottolinea l’importanza della testimonianza al fine di “conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.
Non si deve dimenticare “quello che è stato”. Con questa espressione il poeta rumeno Paul Celan, sopravvissuto anche lui al campo di sterminio si riferiva alla Shoah.
Ancora più duro è il critico letterario George Steiner che dice che si dovrebbe bandire la parola Olocausto, d’uso corrente per la soluzione finale, perché Olocausto è "parola nobile che indica sacrificio". Non c’è nobiltà e non c’è sacrificio nella lucida follia dei nazisti.
Paul Celan non sopravvisse al fardello del ricordo, nel 1970 si gettò nella Senna, a Parigi. Si diede la morte per acqua per dar pace ai fantasmi che lo portarono nelle spire di una cieca depressione. Anche Primo Levi nel 1987 decise di morire gettandosi nella tromba per le scale.
E l’elenco di sopravissuti che scelsero il suicidio potrebbe continuare. La spiegazione è lampante: non si può continuare a vivere dopo aver visto l’abisso della malignità umana.
Si sono tentati vari approcci per cercare di rendere testimonianza dell’evento disumanizzante che ha lacerato il tempo e l’inviolabilità dell’uomo. Tra questi, quello del regista Jean-Luc Godard e dei suoi documentari Histoire(s) du cinéma è particolarmente significativo.
25/01/12
20/12/11
Diario Milanese. Tentacoli e cornetti
Mi volto e mi rivolto, è mai possibile che sia diventato anch’io cieco alle differenze abissali che separano noi bagheresi da questi lombardi? È mai possibile che anch’io inizi a lamentarmi se il bus è in ritardo di soli 8 minuti? Milano giorno dopo giorno ti trasforma in Forrest Gump, corri così tanto che alla fine neanche ti ricordi perché. Tra una giacca da ritirare in lavanderia e il bucato che gela nello stendino ancora prima d’asciugarsi. Poi però arriva l’illuminazione. Ero con la mia Silvia - il dono più grande di questa vita nuova - a combattere il freddo sorseggiando una cioccolata calda in quei locali d’alluminio che vorrebbero ricreare piccole americanate nella città dei Navigli. Stanco per via del nuovo incarico che m’ha privato anche dei sabati e delle domeniche, dimentico che qui i cornetti si chiamano “brioche”. E dire che un amico napoletano m’aveva avvisato. Me lo ricordo ancora, eravamo alla presentazione d’un libro e Paolo mi ricordava il suo primo approccio con questa città tentacolare, capace di farti spiccare il volo o stritolarti per sempre. Paolo arrivava dalla Campania e s’infila in un bar. Da buon partenopeo chiede un cornetto. E il barista gli risponde che d’autunno non hanno gelati. Qui il cornetto è solo quello Algida. Consapevole di questo, da allora in poi nelle rare colazioni che mi concedo nella quotidiana guerra tra lo stipendio e il calendario, variazione negli anni precari del celebre paradosso d’Achille e la Tartaruga, ho sempre ordinato un “cappuccio” e una brioche. Oggi no. Ho chiesto un cornetto per accompagnare la cioccolata. E il cameriere m’ha portato un cono vuoto. Un cono da gelato. Io e la mia Silvia ci siamo visti, lei sempre più bella e pugliese e io sempre più canuto e siciliano. Ci siamo dovuti arrendere. Siamo nella loro città, dobbiamo seguire le loro regole.
20/10/11
Diario milanese. "Da qua se ne vanno tutti"
Passano i giorni e questa città ti entra sempre più dentro, infischiandosene di chi sei o da dove sei venuto. Tutti qui hanno la loro storia, il loro tributo l'hanno già pagato solo per sbugiardare tutti quelli che ti davano per spacciato. Perché qualunque sia la tua meta, volevi solo la possibilità di varcare una frontiera. Di attraversare quell'invisibile perimetro di sconforto che ti gravava sul cuore e sul cranio e ti appannava i sogni e anche le più innocue illusioni. Bagheria resta sullo sfondo, memoria lontana d'un tempo che fu. Ricordo ancora piccoli insignificanti particolari: la moka e il barattolo del caffè nel mobile color ciliegio della cucina in pieno sole, il guinzaglio di riserva della mia cagnolona, l'orologio a cucù che papà salvò dall'oblio della discarica. Quando la mattina la luce del sole lecca la stanza tra le vertebre della serranda, Milano mi sembra sempre più la Fiera del Mediterraneo. Il mio personalissimo Paese dei Balocchi. Quando finiva la scuola era un appuntamento fisso con mio padre che mi diceva di non lasciargli mai e poi mai la mano, ci separavamo sempre: io con mio padre a veder forni, libri e animali e mia sorella con mia madre alla ricerca di chincaglierie. Il Duomo con la Madonnina ha rimpiazzato la gigantesca caffettiera che troneggiava sul viale della Fiera, uguale è il senso d'immensità. Uguale la paura di perdersi.
18/04/11
Buone nuove
Si scrive sempre di meno da queste parti, ci provo in questa settimana di ferie, mentre sperimento il piacere infinito d'aver preso la residenza a Milano, schivando ogni mellifluo candidato al consiglio comunale e le viscidissime strette di mano dei polipi che qui si autoproclamano politici, troppo simili a un branco di topi che si azzuffano dentro un calzino di lana...
Una nuova rubrica sull'Approfondimento, il mio diario milanese. Che poi mi ha fatto partorire anche una nuova rubrica sul seguitissimo urban blog di Palermo, Rosalio. Qui trovate la prima puntata di "Dalla strummula alla pirla".
Collaboro sempre col gruppo TVN, la "nostra" nuova creatura è il Today Digital, il supplemento di Today Pubblicità Italia dedicato al mondo 2.0, lo curiamo noi della Redazione Web, guidati da Roberto Bonin.
Il prossimo mese su Pubblicità Italia esce uno specialone sulla fabbrica dei sogni di via Buonarroti, la Sergio Bonelli editore. Partendo dal filmetto su Dylan Dog son finito a intervistare proprio lui, il grande Sergio Bonelli, il padre del fumetto italiano - o meglio, il fratello, visto che fu suo padre Gian Luigi a rivoluzionarlo con Tex.
Dulcis in fundo, il nuovo canale viaggi di TgCom è curato da noi di TVN. E quattro pezzi sono usciti dal dicotomico encefalo.
La Palermo dei misteri,
Isola d'Elba da Napoleone a oggi sempre più bella,
Dalle parti di Pistoia, per rivivere le avventure di Pinocchio,
Un giorno da cavalieri al castello di Gropparello