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15/04/09

Cuore di padre

tonino periodista by grenar

Oggi papà s'è alzato dal letto e s'è messo a raccontare di quando facevo l''inviato speciale in Sud America al fratello del suo compagno di stanza. Ha detto orgoglioso che quel giornale gli piaceva. La mamma gli ha fatto notare che forse il gradimento dipendeva dal fatto che su quelle pagine ci scrivevo io. E lui, malgrado il sondino e la tristezza che lo avvinghia quando cala la sera, ha sorriso.



Mi sono commosso e ho fatto quello che continuavo a rimandare: ho riunito in un unico file il mio "diario uruguayano".
Sono 101 pagine scritte in 3 mesi, a 24 anni, a 12000 km da casa.

Sono tornato giusto due anni fa, sono tornato e ho trovato mio padre ammalato...
E benedico la difficile scelta di non ripartire. Malgrado la conseguente depressione, gli scazzi, la rabbia dell'inazione e tutto il resto che da quell'atto è derivato. Perfino gli otto chili che mi sono spuntati sotto la cintura da quando ho smesso di fumare un anno fa.

Il file l'ho diviso in tre parti, ché tutto insieme era quasi 10 Mb.
La prima parte copre gennaio e febbraio, la seconda tutto marzo e la terza aprile.

Ho ritrovato facce, sensazioni, odori e sapori. E le altre cose che sono naturalmente rimaste fuori dalle pagine del giornale: l'amicizia con il ristoratore d'origini italiane del ristorante Ruffino, le belle chiacchierate per raffinar lo spagnolo con il cameriere del ristorante accanto alla redazione e soprattutto l'amicizia col portiere dello stabile in calle Misiones, Francisco, un gigante di quasi due metri col cuore puro di bimbo che m'abbracciò bagnandomi di lacrime un attimo prima dell'arrivo del taxi per l'aereoporto.

23/03/07

SCOOP! Dallo Stivale con furore

© La Gente d'Italia™ del 23/03/2007, p. 16



I tre fratelli Rago del calzaturificio Bisignano

«Gli stivali di Bush l’abbiamo fatti con mani e cuore»




bisignanoQuest’intervista poteva benissimo intitolarsi “dallo Stivale con furore”, giocando apertamente con la conformazione geografica della nostra bella Italia e la professione dei tre artisti della scarpa che “Gente d’Italia” ha avuto il piacere d’incontrare.



Il calzaturificio artigianale Bisignano è un piccolo gioiello, un museo vivissimo in cui sbirciare il tempo che fu con le narici piene di un buonissimo odore di pelle conciata.

Rosario Mario, Giuseppe e Carmelo Rago sono tre calabresi arrivati qui il 20 febbraio del 1954, troppo piccoli per ricordarsi quell’Italia che continuano ad amare e onorare parlando un coloratissimo italo-calabrese.



i fratelli RigoLoro sono i tre figli di Umile Rago, emigrato in cerca di miglior fortuna dalla amatissima Calabria, un nome che traccia il destino di questi tre galantuomini che lavorano ogni scarpa con “mani e cuore”: Sant’Umile, tra l’altro, è il patrono del Comune di Bisignano, a cui i tre fratelli hanno reso omaggio registrando per le loro splendide scarpe il marchio “Bisignano”.



Ed ecco lo scoop: sono stati proprio i tre fratelli Bisignano a realizzare gli splendidi stivali che il Presidente dell’Uruguay ha donato a George W. Bush, suo omologo statunitense, a suggello della visita del 9 e 10 marzo scorsi.



Gente d’Italia, in esclusiva per i suoi lettori, ha ottenuto le foto degli stivali, realizzati dalla pelle di un puledro, senza nessuna cucitura: l’apoteosi dell’arte dei Rago.

Loro non fanno distinzioni tra clienti, tutte le scarpe sono tagliate e modellate a mano, un’arte che sta scomparendo e di cui questi tre fratelli sono tra gli ultimi validissimi rappresentanti.

Li abbiamo intervistati.



Che soddisfazione! Realizzare le scarpe per l’uomo più potente del mondo. Ve lo sareste mai immaginato?

«Per noi non ci sono differenze: le nostre scarpe sono fatte tutte, senza eccezioni, con mani e cuore. Frutto di un’arte destinata a perdersi. Certo abbiamo pure festeggiato, soprattutto perché è stata una faticaccia... Tre giorni di lavoro senza nessuna sosta».



Non fate pubblicità ma siete arrivati a realizzare gli stivali di Bush. Come avete fatto?

«Noi abbiamo conosciuto il Presidente Vazquez prima che assumesse l’incarico, era stato il suo sarto a mandarlo da noi, confermando quello che crediamo da sempre. Non è necessaria la pubblicità, la migliore promozione è il passaparola tra clienti. Noi lo vediamo come una palla di neve: inizia piccola e può diventare gigantesca e travolgere tutto. Così è stato per le nostre scarpe, i nostri clienti portano altri clienti ma, considerate la dimensione della nostra bottega dobbiamo spesso rinunciare, non possiamo fare più di dieci scarpe al giorno, sarebbe penalizzata la qualità del nostro prodotto».



Non avete apprendisti?

«La nostra è un’arte destinata a morire. Non esiste più la figura del ragazzo di bottega che era perfino disposto a pagare per imparare l’arte. Non solo li dovremmo pagare noi»  - ridono di cuore - «ma pure sarebbe controproducente: al primo rimprovero ci direbbero che non siamo i suoi genitori.

L’artigianato deve sentirsi per prima cosa nel cuore, sarebbe necessaria una rivoluzione mentale ma non ci sono giovani disposti a intraprendere una vita di sacrifici. Giancarlo, il figlio di Carmelo, ci aiuta, realizza lui le scatole di cartone per le nostre scarpe».



E’ un vero peccato. Ed ecco che arriviamo agli splendidi stivali di Bush...

«Ci arriva una telefonata lunedì 5 marzo, era il Segretario del Presidente dell’Uruguay, ci dice se possiamo realizzare entro venerdì un paio di stivali. Rispondiamo che ovviamente è impossibile. Ci richiama, ci fa capire che è una cosa davvero importante, accettiamo. E lavoriamo per quattro lunghissimi giorni senza guardare – come sempre – l’orologio. Un paio di stivali senza cuciture, realizzate con morbidissima pelle di puledro, numero 43, solo dopo abbiamo capito che stavamo facendo le scarpe al Presidente degli Usa. Noi il nostro lavoro lo facciamo sempre allo stesso modo: dalla scarpa di 1500 pesos agli stivali che naturalmente costano qualcosa in più».



Grazie, di cuore. E complimenti per l’italiano, lo parlate fluentemente.

 «Ovvio. Noi tre lo parliamo sempre non perdere le nostre radici».

22/03/07

¡Muy cansado! Meno male che c'è Alex Fringberger

Picciotte care e picciotti cari,

che giornata... sono esausto. 

Manco la solita passeggiata mattutina di due chilometri nella stupenda Città vecchia di Montevideo mi ha svegliato, nada de nada.

Ieri due belle intervistone per Gente d'Italia che ripubblichero' qui domani, perfino un piccolo scoop di cui non vi dico altro per non rovinarvi la sopresa.




  • Non conoscete ancora Alex Fringberger? Vi dico solo che Giulio "eclettico" Mozzi l'ha definito «un mito letterario del nostro tempo». Rimediate subito: leggete la bella lettura di Cletus dello straordinario "la storia sociale delle mongolfiere" su Sinestetica.net e l'apposita sezione della Bottega di Lettura di cui anch'io faccio immeritatamente parte



  • Intanto ho rifatto l'affacciata del blog di Guido, con Shiva che fa capolino da ogni post.

    Andate e fate sapere al landarolo che ne pensate. Che per ora è senza casa e soprattutto senza adsl. Se vedete sotto i ponti un capellone barbuto che invoca almeno mezz'ora di connessione è lui, Guido il "Landarolo".



  • Lavorare sul codice dei template di Pannasmontata - lasciando sempre i meritatissimi credits - è sempre bellissimo, sono scritti benissimo!



  • Intanto segnalo due nuovi redattori bombasiciliani: Enea Sperandeo e Anna Fiorillo, cliccate sui nomi per conoscerli. Sono entrambi uno spasso.



  • Procede quindi il restyling generale dei blog personali dei redattori di BS, iniziato con Gancitanerie, proseguito con questo "Pintacudate beta 2.0" e ora la Landa, sotto a chi tocca.


20/03/07

Dengue o non dengue?

© La Gente d'Italia™ del 20/03/2007



L’arrivo della febbre spacca ossa

non ferma i cicli della vita quotidiana

di Tonino Pintacuda



il vettore del dengue Irrimediabilmente con l’arrivo dell’autunno la vita riprende i suoi cicli, il calendario ricorda a tutti gli uruguayani che il verano è finito: addio alle murgas, addio alle passeggiate in costume sull’oceano, addio ai ritmi lenti, lentissimi dell’estate.

Rimettiamoci la cravatta e andiamo a prendere l’omnibus tutte le mattine, nel faticoso tran tran che si chiama vita.



Appena 15 pesos e i torpedoni ci lasceranno sotto l’ufficio ad aspettare le piccole pause sino al pomeriggio, e poi spesa, un po’ di tv e di nuovo la sveglia puntata per ricominciare.



Camus ha definito questa quotidianità la “fatica di Sisifo”: Sisifo è il mitico eroe greco punito per aver sfidato gli dei con la sua sagacia.



Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto far rotolare un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo stava per raggiungere la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte, per cui Sisifo dovette per l'eternità ricominciare la sua scalata.



I giorni troppo uguali - lo sentiamo e lo sappiamo tutti - sono altrettanti massi ma in questo gli uruguayani sono fortunati, prendiamo ad esempio quelli che lavorano alla Borsa di Commercio in Calle Misiones, proprio di fronte alla mia finestra.



Eccoli fumare furtive sigarette nelle pause rubate agli impegni pressanti dei movimenti economici ma non capita a tutti di far pochi passi per raggiungere il Rio de la Plata nel suo quotidiano abbraccio con l’Oceano Atlantico.



C’è una serenità diffusa, figlia delle bellezze architettoniche e del manto verde della città, la filosofia del “no pasa nada” ha un suo fondamento, camminare per Avenida 18 de Julio e soffermarsi nella dozzina di piazzette che non ha nulla da invidiare alle omologhe europee.



mate La gente dell’interno del Paese è tornata alla vita normale, si nota dalla diminuzione di estimatori di mate, la bevanda nazionale. Molti camminano con tutto l’armamentario per sorseggiare tranquillamente il loro mate: termos e bombilla. Versano l’acqua bollente e succhiano tranquilli.



Ma i primi a essere consci del facile stereotipo dell’uruguayano mate e bombilla sono loro stessi: l’ultimo esempio, proprio l’altro ieri sull’Observador il vignettista Salvatore ha realizzato un piccolo capolavoro.



Sale la tensione per il primo caso autoctono di dengue e per sdrammatizzare Salvatore ha disegnato un mate appollaiato sulla torre Salvo – ovvia citazione del celeberrimo King Kong appollaiato sull’Empire State Building – lì, sull’edificio più alto della bella Plaza Indipendencia, il “mate” con occhi  e bocca tiene a bada con opportuno insetticida gigante la temibile zanzara del dengue: come sempre un sorriso riesce a scacciare le paure.



Il “dengue” altro non è che la pestifera febbre spacca-ossa, lo porta la zanzara del genere Aedes aegypti, lo stesso disgraziato e infimo insettucolo che porta la febbre gialla.



Rilanciamo la scheda dal sito www.malattiedimenticate.net





LA FEBBRE DENGUE È UNA MALATTIA SIMILE ALL'INFLUENZA; nei bambini è caratterizzata da febbre ed rash. Negli adulti la febbre è più alta ed accompagnata da forti emicranee, dolori nelle regioni orbitali, dolori muscolari e rash. La febbre dengue si manifesta dopo l'esposizione ad un sierotipo, nei confronti del quale il paziente diventa resistente. Esistono però, come detto in precedenza, quattro sierotipi ed una seconda infezione con un sierotipo diverso, può portare a conseguenze ben peggiori: la febbre dengue emorragica (DHF). 



LA DHF È CARATTERIZZATA DA FEBBRE ALTA, EMORRAGIE, FEGATO INGROSSATO e problemi circolatori. La febbre può persistere per diversi giorni e può raggiungere i 41° gradi, seguita da convulsioni e emorragie. Il paziente se non trattato può morire per problemi circolatori.



I fattori coinvolti nella severità della DHF sono: la prima infezione, l'intervallo di tempo tra quest'ultima e la seconda, il sierotipo virale e il genotipo del paziente. Le principali caratteristiche fisiopatologiche sono correlate con la concentrazione di alcune citochine (molecole coinvolte nella risposta immunitaria), quali IFN-γ, IL-2 e TNF-α



LA STORIA



Prima del 1970 solo nove paesi avevano descritto casi di DHF. Dai circa 100 casi del 1955 si è passati agli attuali 500 mila.



VIE DI TRASMISSIONE



Il virus è trasmesso attraverso il morso di diverse zanzare del genere Stegomyia. Il principale vettore è Aedes aegypti, identificato per la prima volta nel 1906 come responsabile della trasmissione; una volta che la zanzara è stata infettata lo rimane per tutta la vita. Gli umani servono come serbatoio amplificante e molto probabilmente anche le scimmie possono essere considerate come serbatoi. In particolare si ipotizza che il virus si sia diffuso per la prima volta nelle scimmie, e poi i vettori l'abbiano trasmesso all'uomo. Le zanzare trasmettono il virus anche per via verticale, alle proprie progenie.



TRATTAMENTI



Attualmente l'unico modo per ridurre i casi di febbre dengue è quello di evitare il contatto con il vettore e controllare la popolazione delle zanzare, modificando il loro habitat e utilizzando larvicidi. E' in corso un programma specifico di pulizia per eliminare bottiglie, copertoni e lattine dall'ambiente (oggetti che ricreano un habitat ideale per la proliferazione dei vettori), così da limitare i possibili luoghi di crescita del vettore.



LA DIAGNOSI



La diagnosi si basa sulla ricerca di IgM anti-dengue, come indice di una recente infezione; inoltre viene utilizzata la PCR per rilevare la presenza del virus nel siero dei pazienti. Esistono alcune terapie antivirali che possono essere efficaci solo se eseguite nelle prime fasi della malattia.



RICERCA E SVILUPPO



Sono in corso alcuni studi per sviluppare larvicidi non tossici per l'uomo, da utilizzare nell'acqua.



Sono in corso di sperimentazione sei vaccini virali vivi attenuati, che dovrebbero proteggere la popolazione da tutti i sierotipi mantenendo a lungo elevato il titolo anticorpale. Alcuni risultati di una sperimentazione durata quattro anni hanno rivelato che uno dei vaccini attenuati conferisce protezione dalla febbre dengue e non conduce a DHF.



Esiste un sistema globale di rilevazione di dati epidemiologici e di sorveglianza alle mutazioni dei virus; questo programma, chiamato DengueNet, facilita la realizzazione di nuovi metodi di controllo contro la trasmissione della patologia. I dati epidemiologici e di laboratorio sono raccolti da diverse istituzioni, che riordinano i risultati in modo eterogeneo; sul sito sono presenti statistiche dal 1955 al 2001.



Occorre sviluppare nuove strategie di diagnosi della malattia; un test con target la proteina non strutturale NS1 è già in via di studio.




Il Ministero della Salute Pubblica dell’Uruguay

oltre alla massiccia opera di fumigazione 

ha attivato per ogni evenienza 

il numero 0800 4444 e 

il sito http://dengue.msp.gub.uy/



Matricole & Indimenticabili Amici

Picciotte care e picciotti cari,

oggi vi dico che in America Latina il tempo muta.



Dimenticatevi ogni parallelismo con le italiche pianure. Forse solo i siciliani e gli abitanti di qualche arroccato paesino montano possono capire.



Qui impera la filosofia del "No pasa nada" che sarebbe un calco del sicilianissimo "Niente ci fa".

In questa inedita dimensione cronoemozionale cerco di applicare tale paradigma al recentissimo passato di BombaSicilia.



In questo viaggio della memoria parto dai redattori che si sono via via avvicendati. A ciascuno di essi nei prossimi giorni sarà dedicata una monografia. [aggiornamento: il post s'intitolava "Meteore..." ma poteva risultare lesivo, comunque il riferimento era all'omonimo programma di Italia 1 del 1998, lo stesso che iniziava con la celebre Shout tratta da Animal House]





  • Teresa Zuccaro fu una delle primissime redattrici di BombaSicilia, s'inventò in esclusiva per noi la ri-creazione del mondo. Che oggi è diventata prima una silloge in un'antologia e poi un libro. (nessuna menzione a BS ma - l'ho premesso - "no pasa nada")





  • Marco Candida arrivò in Bs nel 2004, esce a maggio il suo primo romanzo per la casa editrice Sironi.




13/03/07

l'allenato periodista che ogni tanto intervista

Scalici



L'Ambasciatore d'Italia a Montevideo

Guido Scalici



pala

Il Console d'Italia a Montevideo

Michele Pala



bertinotti



Il Presidente della Camera dei Deputati

Fausto Bertinotti

l'intervista sul sito della Camera





raso



L'avvocato Gianni Raso,

coordinatore della sede Rai di Montevideo







Il presidente dell'Ospedale Italiano di Montevideo



Lescano



Il Ministro uruguayano del Turismo e dello Sport

Hector Lescano



testoni



Il presidente della Scuola Italiana di Montevideo

Adriana Testoni



mena segarra



il direttore del Museo Storico Nazionale di Montevideo

Mena Segarra

12/03/07

Peccato carnale

Sono un carnivoro

di Gaston




Lo ammetto, adoro la carne. Mi piace tutta: bianca, rossa, a pois, cotta e cruda. Mi piace succulenta e sanguinolenta, rosolata, brasata, condita e speziata, scottata, saltata, steccata e lardellata, panata, marinata e pure bruciata.



asado Mi fermo di fronte alle vetrine dei macellai come fossero gioiellieri (l'analogia del resto non si ferma qui): immagino come servirei quel bel filettone rosso rubino, appena scottato sulla piastra; e quei fegatini!, da far sciogliere in bocca con un dito di cognac, due foglie d'alloro e qualche bacca di ginepro; mi commuovo per la fiorentina, che se non tornerà più in A, tornerà comunque nel mio piatto. Volo con la fantasia al ricordo di quella chianina accanto ad un uomo, vista in foto anni fa: una mucca enorme, gigantesca - l'uomo le arrivava ai garretti - uno smisurato trionfo di ciccia ambulante, un dono del cielo per noi carnivori. Sant'Anselmo deve averla sicuramente considerata fra le prove dell'esistenza di Dio. Poi mi scuoto e torno al presente; riprendo i sensi e vedo il macellaio che mi fissa perplesso mentre appanno la vetrina con l'alito. Un filo di bava traballa pericolosamente dall'angolo delle labbra.



Imbarazzante. 



Ma non ci posso fare niente, mangerei tutto ciò che cammina. Mentre faccio zapping, mi arresto su un documentario del National Geographic. Il solito ghepardo visto mille volte insegue la solita gazzella vista mille volte (credo che in realtà i documentaristi usino sempre lo stesso filmato). Lo scatto, due curve e poi i masseteri si rilasciano in una dilatazione misurata della mandibola (sì, pure quelli del ghepardo). Un bel morso secco e - oplà - la gazzella è servita. Vorrei essere lì anch'io, penso. Poi rifletto che è meglio di no, perché per festeggiare mangerei pure il ghepardo.



Verso mezzogiorno, comincio anche un po' ad esagerare. I miei mi hanno proibito da tempo di vedere "Linea verde". Anche "La prova del cuoco" è assolutamente off limits. In realtà evito pure le trasmissioni di medicina: una volta si parlava di valvole cardiache e mentre scorrevano le immagini mi sono sorpreso a pensare alle frattaglie e ai carciofi con la coratella. Beh, certo, mancano i carciofi.



Insomma, addentare una bistecca è un po' come addentare il gioioso valzer della vita. Siamo onnivori, mi si dice, ma credo che ciò sia vero solo per permetterci di finire il contorno. Dev'essere una di quelle meravigliose strategie della natura, finalizzata a mantenere in ordine l'intestino. I vegetariani dicono che mangiare carne rende aggressivi. Io quando mi lancio sui saltinbocca mi sento piuttosto tranquillo. Il vegano che ho di fronte invece ribadisce il concetto, guardandomi come fossi un perverito e digrignando i denti: "La carne fa mmaleeeeheheeee". A che, non me lo dice, ma sembra piuttosto irritato dal mio pasto. Credo che i nervi stiano venendo a lui e dunque non posso che concludere che i vegetariani debbano avere uno strano problema con l'aggressività (non ho capito se la loro o quella degli altri).



Io, dal canto mio, mangio anche il pesce. Certo, prima di finire nel mio piatto e di lì nello stomaco (attraverso un essenziale stazionamento a stretto contatto con le papille gustative), non camminava. Non respirava nemmeno, in senso stretto. Comunque, cribbio, si muoveva, dunque è commestibile. E io me lo mangio. Crudele? Bah, mi viene in mente quel cartone animato in cui il pescetto viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po' più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po' più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po' più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma decisamente grosso. A quel punto penso che se così deve essere, meglio essere quest'ultimo. E se anche non lo fossi, beh, finché non mi mangiano almeno mi sazio io.



Certo, essere mangiati non deve essere una grande esperienza - e se lo fosse poi non lo potresti raccontare, dunque non vale la pena comunque. Però non regge la teoria che non si debba mangiar carne perché l'animale soffre. Insomma, dimostratemi che una zucchina non soffre e forse possiamo discuterne. E poi suvvia, la cucina (della carne) è stato il primo atto culturale dell'uomo, prima ancora del meretricio (che quindi è il secondo mestiere più antico del mondo).



Comunque tutto questo parlare mi ha messo fame, vado a cercare il gatto che si deve essere nascosto da qualche parte.



micio micio micioooooooo..... 

Il viaggio presidenziale in America Latina

Il Presidente Bush in Uruguay


«Qui mi sento davvero a casa»




di Tonino Pintacuda


© La Gente d’Italia del 12/03/2007, pp. 4-5


Il momento più atteso di tutta la visita del Presidente degli Stati Uniti d’America in Uruguay – dal 9 all’11 marzo - dura appena venticinque densissimi minuti. Tanto è durata la conferenza stampa congiunta del Presidente Bush e del Presidente Vazquez , dalle 11.53 alle 12.18 dello scorso sabato nel suggestivo scenario del “Centro Visitantes” del Parque Anchorena di Colonia del Sacramento, a 190  chilometri dalla capitale dell’Uruguay, Montevideo.  


UNA NOTTE DI FOLLIA La notte prima il centro della città è stato assaltato dalla follia di uno sparuto gruppo di dissidenti che hanno espresso il loro dissenso distruggendo le vetrine dei Mac Donald di Montevideo. Rovinando così la marcia pacifica del Coordinamento Anti-imperialista formato da moltissime organizzazioni sociali per la difesa dei diritti umani, appoggiati dai potenti sindacati PIT.CNT che hanno collaborato con le autorità locali per il rispetto dell’ordine pubblico. Ciò nonn ha impedito le ormai solite scene di ordinaria follia, sempre troppo uguali alle precedenti: secondo gli specialisti di Intelligence si tratterebbe di un gruppo arrivato da Buenos Aires.


IL PREZZO DELLA SICUREZZA Nei giorni precedenti gli uomini del Presidente Bush avevano già provveduto a neutralizzare ogni pericolo possibile: come molti hanno scritto, il “Grande Fratello” americano ha trasformato per due giorni la pacifica Montevideo nella città più controllata del mondo. I computer, la linea adsl, i cellulari: tutti i feticci della nostra epoca sono stati sottoposti a un sistematico controllo che ha causato non pochi disagi alla cittadinanza. È l’inevitabile prezzo che tutto il mondo deve pagare dopo l’11 Settembre anche il servizio Google Earth ha subito palesi restrizioni, e secondo la stessa Cia due satelliti sono stati momentaneamente dirottati.  


UN ADDESTRAMENTO SPECIALE La polizia uruguayana ha avuto il privilegio di un addestramento “full immersion” dai famosissimi Swat (Special Weapons and Tactics) americani, uomini dalla faccia dura pronti ad affrontare qualunque situazione d’emergenza. Un corso intensivo che ha dato i suoi frutti. Solo otto arresti in una situazione rovente che poteva facilmente degenerare in una catastrofica guerriglia urbana.


I Nord Americani hanno offerto la loro collaborazione e le loro tecnologie, donate alla polizia locale per rimarcare la profonda amicizia con il popolo uruguayano.  


LA NECESSITA’ DI ACCORDI BILATERALI Come hanno rimarcato le Agenzie internazionali di notizie la molla di tutto sarebbe il crescente interesse per i trattati bilaterali di libero commercio tra il Cono Sud dell’America Latina e gli Stati Uniti, tutto ciò contrasta con gli accordi previsti tra i Paesi membri del Mercosur, che si ispirano all’Unione Europea per la costituzione di un reale mercato unico tra i Paesi dell’America Latina. Ma il Mercosur, come ci ha rivelato il Ministro del Turismo e dello Sport Lescano deve affrontare problemi che non erano stati previsti, primo fra tutti l’apertura dei ponti con l’Argentina (libero transito delle merci e delle persone), attualmente bloccati dai piqueteros argentini in seguito alla cosiddetta guerra delle cartiere.


LA RIUNIONE PARALLELA Una riunione parallela si svolgeva contemporaneamente a Buenos Aires tra il Presidente argentino Kirchner e il Presidente del Venezuela Chavez che, in un discorso pubblico, rilanciato da tutte le televisioni dell’America Latina, ha definito platealmente il Presidente Bush «un cadavere politico», rivendicando a gran voce il diritto alla legittima autodeterminazione dei popoli, criticando aspramente la politica estera degli Stati Uniti.


LA CONFERENZA STAMPA:

I PUNTI SALIENTI


bush e vazquez




LA RICONOSCENZA DELL’URUGUAY
Il Presidente dell’Uruguay Vazquez ha sintetizzato i due punti che gli stavano particolarmente a cuore: i cittadini uruguayani che vivono e lavorano negli Stati Uniti e la riconoscenza che quella che fu la Banda Oriental nutre nei confronti dell’Aquila Nord Americana.

Nessuno può dimenticare che – sono le stesse parole di Vazquez – «quando il nostro Paese visse la piu’ grande e brutale crisi economica della sua storia, furono proprio gli Stati Uniti e, in particolare proprio il Presidente Bush, a tenderci la mano».



Vazquez ha poi ricordato quando, ancora sindaco di Montevideo, il 5 dicembre di diciassette anni fa, ebbe il piacere di donare a George Bush padre le chiavi della città. Oggi quella amicizia fraterna è ancora più forte, tanto che il Presidente dell’Uruguay ha detto: continuiamo «lungo la strada che stiamo percorrendo che è quella del dialogo col Presidente degli Stati Uniti cercando di incrementare il nostro interscambio commerciale, la possibilità di aumentare l’esportazione del nostro lavoro negli Stati Uniti, aumentando l’interscambio scientifico, tecnologico e culturale con il “paese fratello” (el país hermano, sic!) per raggiungere una maggiore qualità di vita alle nostre popolazioni» (l’Uruguay è al momento il principale esportatore di software in America Latina, n.d.R.). 


LA RISPOSTA DI BUSH Il Presidente Bush ricorda ancora la visita di Vazquez allo Studio Ovale della Casa Bianca e si definisce pienamente d’accordo con le parole del suo omologo uruguayano, soprattutto si rivela vincente la scelta del luogo della conferenza stampa: «Mi sento davvero a casa qui. Lo sa? È così, nel mio Stato, il Texas, quando s’invita qualcuno nel proprio ranch è un segnale di rispetto, quindi la ringrazio davvero per questo gentile gesto d’ospitalità, in fin dei conti anche lei è texano!» 


L’esordio cordiale prosegue in una impeccabile conferenza stampa, con Bush che appoggia su tutta la linea lo spirito delle parole di Vazquez e si definisce estasiato dalla bontà della cucina uruguayana: soprattutto il delizioso asado, il piatto nazionale.


Senza dimenticare che tra le tradizioni secolari degli Stati Uniti, spicca prima fra tutte l’accoglienza.


le bandiere


 


Sulla stampa dell’America Latina


Bush le dijo a Vázquez que lo llame si necesita ayuda


Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.A su paso por Uruguay, el presidente de Estados Unidos dejó en claro su firme voluntad de fortalecer los vínculos con nuestro país.


El Pais, (Montevideo) 


En la marcha de la Coordinadora Antiimperialista se registraron incidentes


Miles de uruguayos repudiaron a Bush: la mayoría en paz y otros con violencia


La Republica (Montevideo)


Llegó Bush y hubo incidentes 

... A pocas horas del arribo de Bush a nuestro país, en una de las marchas que se desarrollaron ayer en la tarde, por la avenida 18 de Julio, la furia antiimperialista se hizo sentir. Hubo destrozos en locales de McDonald's y hasta en la iglesia "Pare de Sufrir". La Policía incautó bombas y hay varios detenidos. 

Ulimas Noticias (Montevideo)



Manifestaciones anti-Bush


La visita del presidente de Estados Unidos a América Latina se viste de matices de


protesta en diferentes puntos de la región.


BBC (en español)


Sob protestos, Bush se reúne com presidente uruguayo 

Bush chegou na sexta a Montevidéu, onde foi recebido com cartazes de ´fora´ e ´assassino´; Vázquez espera assinar um Tratado de Livre-Comércio com os EUA 

“Vázquez tem sugerido a possibilidade de assinar um Tratado de Livre-Comércio com os EUA para melhorar a economia local, o que irritou seus sócios no bloco Mercosul, integrado também por Argentina, Brasil, Paraguai e Venezuela”. Agenzie Efe e Reuters 

O Estado de Sao Paulo (San Paolo)


Bush en LatinoAmerica : la visita del presidente de EE.UU. a Uruguay  

Tabaré dijo a Bush que Uruguay no quiere irse del Mercosur  

Fue en la rueda de prensa de ambos mandatarios. Pero el uruguayo reclamó que los socios del mercado puedan tener relaciones comerciales bilaterales con otros países, algo que hoy prohíben los estatutos.


Clarín (Buenos Aires)


Bush, en busca del continente perdido

"Gracias, señor Chávez", tituló The New York Times su irónico editorial el día en que el archirrival del presidente venezolano, George W. Bush, se subió al Air Force One para emprender su octava y más larga gira por América latina. "Si se necesita de la demagogia de Chávez para incentivar a Washington a promover políticas más iluminadas en el continente americano, entonces bienvenida", explicó el diario.


La Nación (Buenos Aires) 


No hubo anuncios concretos tras la cumbre; Vazquez defendio el Mercosur


Bush y Tabaré hablaron pero no acordaron

Pagina 12, (Buenos Aires)


Sulla stampa italiana


Bush in Uruguay incontra Vazquez

Presidente Usa ribadisce impegno per l'America del Sud


(ANSA) - MONTEVIDEO, 11 MAR - Il Sudamerica “mi importa moltissimo”: cosi' Bush nel corso di una conferenza stampa con il presidente uruguayano Tabare' Vazquez. Bush ha affermato che il suo viaggio risponde al desiderio di lavorare insieme con i popoli dell'America Latina e realizzare l'integrazione di tutto il continente. Durante i suoi due mandati presidenziali gli Usa hanno raddoppiato l'entita' dei programmi di assistenza ai diversi paesi della regione, portandola da 800 a 1.600 milioni di dollari.


Ansa.it (Roma) 


Ventimila persone contro il capo della Casa Bianca: «Terrorista»


Manifestazioni anti-Bush anche in Uruguay


Il presidente americano continua fra le proteste il suo tour in Sud America. Chavez a Buenos Aires per un corteo parallelo


Corriere della Sera, (Milano) 


Il leader Usa punta sulla lotta alla povertà: "vogliamo aiutare, siamo amici" 

Il presidente venezuelano Chavez: "Vince la medaglia d'oro per l'ipocrisia"


Bush alla rinconquista del Sud America 

Disordini al suo arrivo in Brasile


La Repubblica (Roma) 

 

20/02/07

Viaggio a Montevideo

tonino periodistaDal 26 gennaio è partito il nuovo dorso dedicato all'America latina del quotidiano per gli italiani nel mondo Gente d’Italia, diretto da Mimmo Porpiglia.



Due pagine al giorno - informano dalla redazione del quotidiano - dirette esclusivamente alle comunità italiane residenti in Uruguay, Cile, Argentina e Brasile. Con inchieste, cronache, racconti e dibattiti riferiti a quest’area, tanto vasta quanto significativa per la diaspora tricolore, in precedenza negletta.







“E’ uno sforzo notevole per noi – spiega l’editore-direttore Mimmo Porpiglia – ma dopo due anni di presenza in quest’area del globo a grande presenza italiana ci siamo resi conto che dobbiamo essere ancora più incisivi sul territorio.


Non solo con l’informazione cosiddetta “di ritorno”, ma anche su quella “locale”. Sulla politica, sull’economia, sulla cronaca e sulla vita delle comunità italiane che vivono e lavorano in america latina. Cercando di focalizzare problemi e vita degli italiani e figli d’italiani, scegliendo la strada dell’approfondimento tematico, inquadrando e spiegando le novità della politica come dello sport, del costume come degli spettacoli, della cultura come dei piaceri della vita. Con l’obiettivo di fare anche grande cronaca. Non solo cronaca comunitaria”.



Due pagine al giorno con un filo diretto con i lettori che potranno chiamare in redazione al

(598) 2 916 08 15. Dalle 16 alle 18.


Per ogni segnalazione è stata attivata anche un’apposita casella e-mail: genteditaliauruguay@gmail.com


(dal bollettino Inform)



01/02/07

Il meglio del diario uruguayano







dal 22 gennaio al 18 aprile 2007

in diretta da Montevideo (UY)



Tonino Pintacuda e il suo diario uruguayano





clicca sulla foto per il fotodiario



Un'esclusiva per l'edizione sudamericana de

 "La Gente d'Italia, cronache degli italiani dal mondo"




23/01/07

Diario uruguayano (1) e la nuova BS

Ecco, ce l'ho fatta ad arrivare in Uruguay.

Le prime impressioni le potete leggere su Rosalio.

Perche' il siciliano il legame con la Santuzza non lo perde mai, manco dove l'acqua scorre al contrario...

Volete farvi un giro a Montevideo?

Guardate che angolo di paradiso...






Altre novita'?



Si', la nuovissima BombaSicilia... (qui il comunicato stampa)

Rilanciamo da bloGodot:



Bisogna essere abituati a sconfinare per raccontare l'aria di confine, i colori di chi occupa le terre di mezzo, i sapori delle appartenenze spesso ostentate per oscurare le (inevitabili) contaminazioni. Bisogna essere avvezzi a scorrazzare oltre le mura di casa propria: occorre sapersi affacciare, sporgersi dai davanzali delle certezze, non temere di respirare la diversità.

Dostoevskij, Nekrosius, Sofocle, Sartre sono soltanto alcuni dei nomi che sbucano dalle pagine dell'ottavo numero della rivista BombaSicilia: "Front'ieri. Parole di confine e parole al confino". Nomi che compaiono amplificati dalle personalissime letture, riconfermati nella loro grandezza borderline.



BombaSicilia è nata in un brodo primordiale che conosciamo bene dalla scommessa di un under 25 siciliano da tenere d'occhio, ha pescato bellissime menti isolane e ha rastrellato nuove penne sul continente (imbarcando anche noi nel "folle volo"... la nostra metà femminile, in realtà, aveva già fatto un viaggetto a bordo). E non si è mica fermata sul web: ha già travalicato con successo i confini della rete per approdare sulla carta, in occasione del terzo appuntamento del progetto Best off. Un racconto di Maura Gancitano, che ha visto la luce per la prima volta nel numero speciale "Attraverso le terre, il mare", è stato inserito nell'antologia "Voi siete qui. Sedici esordi narrativi", edita da Minimum fax e curata da Mario Desiati.



Chissà che il futuro non riservi altre cartacee sorprese.



Leggete e sconfinate, dunque. Questi macchiafogli lasceranno il segno.

16/01/07

- 2

biglietto

12/12/06

Montevideo, de Jorge Luis Borges

       

    Resbalo por tu tarde como el cansancio por la piedad de un declive.

    La noche nueva es como un ala sobre tus azoteas.

    Eres el Buenos Aires que tuvimos, el que en los años se alejó quietamente.

    Eres nuestra y fiestera, como la estrella que duplican las aguas.

    Puerta falsa en el tiempo, tus calles miran al pasado más leve.

    Claror de donde la mañana nos llega, sobre las dulces aguas turbias.

    Antes de iluminar mi celosía tu bajo sol bienaventura tus quintas.

    Ciudad que se oye como un verso.

    Calles con luz de patio.



Scivolo per la tua sera come la stanchezza per la pietà di un declivio.

La notte nuova è come un'ala sopra i tuoi terrazzi.

Sei la Buenos Aires che avemmo , quella che negli anni si allontanò, quietamente.

Sei nostra e festosa, come la stella che le acque raddoppiano.

Porta finta nel tempo, le tue strade guardano il passato più lieve.

Chiarore da dove ci arriva il mattino, sopra le dolci acque torbide.

Prima di illuminare la mia persiana, il tuo basso sole rende felici le tue ville.

Città che si ascolta come un verso.

Strade con luce di patio.

09/12/06

Il mistero s'infittisce (1)






... L'Uruguay è fondamentalmente oggi un’oasi di pace, anche se le contraddizioni sociali, nella capitale in particolar modo, sono enormi.

Gli abitanti sono poco più di tre milioni e mezzo, di cui la metà concentrata in Montevideo; la capitale fu fondata dagli Spagnoli nel 1726 ma ora vi appare come una città dall’aspetto europeo e fin da subito il centro vi regala l’impressione di essere in una piccola Parigi dove di balla il tango tra un internet cafè e l’altro (sono oltre trecento-quattrocento in tutta la città!)...



fonte  Turisti per caso