S'erano subito innamorati, a quei tempi Minico era il maniscalco di Comala, talmente bravo che la gente veniva sin dalle pendici del Mongibello per farsi ferrare i muli e i cavalli e tutti pagavano bene, tanto che coi risparmi accumulati i Battaglia avevano aperto l'omonimo forno dove Rosalia aveva cresciuto Michele, il loro primogenito, bello più d'Apollo, coi ricci biondi che gli cascavano sulla fronte liscia liscia. Michele era così colmo di bellezza che aveva fatto per quattro anni il Bambin Gesù nel presepe vivente e poi l'angelo in tutte le sacre rappresentazioni. L'unico difetto era la balbuzie che s'accentuava quando Caterina veniva a prendere a credito la pagnotta da mezzo chilo.
Pinè ora aveva venticinque anni, cinque lustri e ancora c'era chi giurava di sentire nelle campagne, all'ora degli spiddi, l'eco dell'urlo che la levatrice lanciò quando lo fece uscire da Rosalia.