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18/06/09

Legno, ferro e la tristezza dei sacchetti di plastica

Mia madre m'ha sempre raccontato un aneddoto, uno di quei ricordi che riannodano a doppio filo memorie che altrimenti andrebbero inevitabilmente perdute.
Riguarda mio nonno Biagio, ex meccanico della Marina Regia che poi per il resto della vita lavorò al tornio, crescendo generazioni di futuri tornitori.

Mio nonno viaggiò nei mari del mondo anni e anni, aggiustando i motori delle petroliere. E quando tornava nella sua Bagheria, nella casa del Corso aveva gli occhi pieni delle novità del mondo.
Quando vide il primo sacchetto di plastica lo rapì uno strano magone che scacciò il sorriso sincero che sempre teneva sul volto.

Mia madre lo ricorda bene, passeggiavano per strada e dall'emporio  uscì una signora con la busta di plastica invece della solita confezione di carta. E mio nonno capì e come Tiresia vide quel che non voleva vedere.
Sterminate pianure soffocate dalla plastica, dal polietilene che figliava dopo il successo dell'hoola hop con cui pure le sue quattro belle figlie si divertivano.