il dicotomico macchiafogli sarà nella capitale dal 7 al 9 ottobre. In mezzo c'è l'officina di bombacarta, spulciate l'archivio per saperne di più. O cliccate su http://www.bombacarta.it
29/09/05
dove siamo?
il dicotomico macchiafogli sarà nella capitale dal 7 al 9 ottobre. In mezzo c'è l'officina di bombacarta, spulciate l'archivio per saperne di più. O cliccate su http://www.bombacarta.it
23/09/05
L'ultimo dei Lettori Autonomi
Ho lavato le lenzuola, per bene. Le ho stese di notte, così che nessuno mi ha visto. È successo di nuovo, ho rifatto quella cosa. E mi è piaciuto, vedere come quel liquido gocciolava dentro di me, l’ho fatto di nuovo. Ho bevuto un altro libro a letto. Come facevo da bambino, sotto le coperte, con la torcia, senza tenere in considerazione i rimproveri di mia madre.
Pure che m’hanno chiuso qui perché non riesco a smettere. Ci ho provato, ho messo il cerotto antilibro, ho cancellato tutte le puntate che avevo registrato di Cult Book, ho scritto alla lavagna diecimila volte che “NON LEGGERÒ PIÙ VIBRISSE INVECE DI LAVORARE”. Non ce l’ho fatta, ieri notte ho ceduto. È stato l’inserviente, s’è dimenticato una vecchia copia de Lo Straniero di Camus e io l’ho fatta sparire sotto il mio materasso.
Mi sono infilato nel letto e l’ho fatto, mi sono piegato in due per parare la luce della lampadina tascabile, un fascio di sogni m’ha preso di sorpresa. Non ce l’ho fatta, ho ceduto. E lo farei altre mille volte.
Le parole mi volavano dentro, scivolavano dalla pagina sino al punto dietro la nuca dove mi pulsano ora come se le avessi ancora davanti, gorgogliavano di viva bellezza. Ho ritrovato Mersault, l’ho ritrovato lì ad aspettare il boia nella cella.
L’ho fatto, ho bevuto un altro libro e poi l’ho fatto sparire. Ho strizzato le pagine sino a che l’inchiostro è tornato denso e liquido, pareva fatto di pennellate di Munch, riprendeva lo stesso movimento fluido del cielo che sta sopra l’uomo che urla. Ora verranno a prendermi, lo lascerò questo posto, nell’unico modo possibile: sarò di nuovo libero.
Me lo ricordo: tutto ebbe inizio con la guerra selvaggia degli allegati. I giornali non riuscivano a vendere più e incominciarono ad allegare qualsiasi cosa, poi capirono d’aver imboccato la strada giusta coi libri. Iniziarono con Eco, un milione di copie del “Nome della Rosa” invasero le case degli Italiani e noi, i lettori non certificati da nessuna statistica diventammo degli inutili reazionari. Tra di noi ci riconoscevamo subito, reagivamo con sdegno alla progetto che c’era dietro tutta quell’impalcatura promozionale.
Mi ricordava uno di quei vecchi documentari di Minoli, era ambientato nella Germania inginocchiata dopo la Grande Guerra. Il marco era carta straccia, ce ne volevano un milione per sciacquarsi la gola con una birra. Si andava a far la spesa con la carriola, una carriola piena di carta moneta. La stessa carriola ora ci voleva per andare in edicola, chiedevi il Corriere o Repubblica e ti davano pure i dodici tomi di settecento pagine l’uno dei Incontri in Eurostar di Giulio Mozzi, i duemila reportage di Marco Candida, perfino la Lista della Spesa di Atlantide di Tullio Avoledo. Non sapevano più che allegare, la gente poi era diventata carta-dipendente, chi s’era guadagnato a morsi il primo volume dell’Enciclopedia di Repubblica già prenotava il primo volume dell’offerta lancio con un anticipo di dieci anni. Non potevi entrare più in casa, dovunque c’erano quei libri, tracimavano da poltrone, sedie, sdraio, dovunque c’era carta stampata. E noi che ci ostinavamo a sceglierceli da soli i libri da leggere incominciammo ad essere etichettati. C’era un uomo che incominciò a seguirci, ci vedeva uscire leggeri dalle edicole e non poteva accettarlo. Scoprimmo solo dopo che era l’ideatore di quella guerra di carta.
Era stata sua l’idea di allegare chili e chili di libri a qualsiasi cose, pure alle figurine di calcio. Chiedevi una bustina e uscivi con le memorie di Dino Zoff scritte da Aldo Biscardi.
Io lottavo la mia inutile battaglia, chiedevo il Corriere della Sera e volevo solo quello, non m’interessava avere una copia dell’ennesima enciclopedia. Un giorno andai a trovare la mia fidanzata, trovai la casa a fatica, davanti al portone del suo condominio c’era una muraglia di volumi: chilometri di Garzatine, un pilastro di Meridiani di Hemingway, un’intera parete del primo volume dell’enciclopedia della Scienza. A fatica scalai quel muro di sapere, cercavano di riempirci la casa ma i nostri cervelli si andavano svuotando. Ho visto gente impazzire nel baratro dell’indecisione: non sapevano più quale libro scegliere per andare a letto, avevano un ventaglio infinito d’opzioni. E allora iniziarono la persecuzione, eravamo noi le vittime, quella piccola percentuale di lettori forti che non aveva bisogno di essere imbeccata. Ci cercarono di notte, seguivano l’assenza di tracce di carriole, l’impronta mancante li conduceva dritti a noi. E io che leggevo l’ultimo libro tra i pochi non consigliati da D’Orrico fui preso col naso immerso nell’ultima copia non targata con nessuna testata di giornale, un libro vero, uno di quelli accarezzati e scelti in libreria, pagato in contanti, ancora meglio: ordinato, aspettato con trepidazione, accolto con amore.
Fui di nuovo libero, scelsi di morire e con me morì l’ultimo dei Lettori Autonomi.
Pure che m’hanno chiuso qui perché non riesco a smettere. Ci ho provato, ho messo il cerotto antilibro, ho cancellato tutte le puntate che avevo registrato di Cult Book, ho scritto alla lavagna diecimila volte che “NON LEGGERÒ PIÙ VIBRISSE INVECE DI LAVORARE”. Non ce l’ho fatta, ieri notte ho ceduto. È stato l’inserviente, s’è dimenticato una vecchia copia de Lo Straniero di Camus e io l’ho fatta sparire sotto il mio materasso.
Mi sono infilato nel letto e l’ho fatto, mi sono piegato in due per parare la luce della lampadina tascabile, un fascio di sogni m’ha preso di sorpresa. Non ce l’ho fatta, ho ceduto. E lo farei altre mille volte.
Le parole mi volavano dentro, scivolavano dalla pagina sino al punto dietro la nuca dove mi pulsano ora come se le avessi ancora davanti, gorgogliavano di viva bellezza. Ho ritrovato Mersault, l’ho ritrovato lì ad aspettare il boia nella cella.
L’ho fatto, ho bevuto un altro libro e poi l’ho fatto sparire. Ho strizzato le pagine sino a che l’inchiostro è tornato denso e liquido, pareva fatto di pennellate di Munch, riprendeva lo stesso movimento fluido del cielo che sta sopra l’uomo che urla. Ora verranno a prendermi, lo lascerò questo posto, nell’unico modo possibile: sarò di nuovo libero.
Me lo ricordo: tutto ebbe inizio con la guerra selvaggia degli allegati. I giornali non riuscivano a vendere più e incominciarono ad allegare qualsiasi cosa, poi capirono d’aver imboccato la strada giusta coi libri. Iniziarono con Eco, un milione di copie del “Nome della Rosa” invasero le case degli Italiani e noi, i lettori non certificati da nessuna statistica diventammo degli inutili reazionari. Tra di noi ci riconoscevamo subito, reagivamo con sdegno alla progetto che c’era dietro tutta quell’impalcatura promozionale.
Mi ricordava uno di quei vecchi documentari di Minoli, era ambientato nella Germania inginocchiata dopo la Grande Guerra. Il marco era carta straccia, ce ne volevano un milione per sciacquarsi la gola con una birra. Si andava a far la spesa con la carriola, una carriola piena di carta moneta. La stessa carriola ora ci voleva per andare in edicola, chiedevi il Corriere o Repubblica e ti davano pure i dodici tomi di settecento pagine l’uno dei Incontri in Eurostar di Giulio Mozzi, i duemila reportage di Marco Candida, perfino la Lista della Spesa di Atlantide di Tullio Avoledo. Non sapevano più che allegare, la gente poi era diventata carta-dipendente, chi s’era guadagnato a morsi il primo volume dell’Enciclopedia di Repubblica già prenotava il primo volume dell’offerta lancio con un anticipo di dieci anni. Non potevi entrare più in casa, dovunque c’erano quei libri, tracimavano da poltrone, sedie, sdraio, dovunque c’era carta stampata. E noi che ci ostinavamo a sceglierceli da soli i libri da leggere incominciammo ad essere etichettati. C’era un uomo che incominciò a seguirci, ci vedeva uscire leggeri dalle edicole e non poteva accettarlo. Scoprimmo solo dopo che era l’ideatore di quella guerra di carta.
Era stata sua l’idea di allegare chili e chili di libri a qualsiasi cose, pure alle figurine di calcio. Chiedevi una bustina e uscivi con le memorie di Dino Zoff scritte da Aldo Biscardi.
Io lottavo la mia inutile battaglia, chiedevo il Corriere della Sera e volevo solo quello, non m’interessava avere una copia dell’ennesima enciclopedia. Un giorno andai a trovare la mia fidanzata, trovai la casa a fatica, davanti al portone del suo condominio c’era una muraglia di volumi: chilometri di Garzatine, un pilastro di Meridiani di Hemingway, un’intera parete del primo volume dell’enciclopedia della Scienza. A fatica scalai quel muro di sapere, cercavano di riempirci la casa ma i nostri cervelli si andavano svuotando. Ho visto gente impazzire nel baratro dell’indecisione: non sapevano più quale libro scegliere per andare a letto, avevano un ventaglio infinito d’opzioni. E allora iniziarono la persecuzione, eravamo noi le vittime, quella piccola percentuale di lettori forti che non aveva bisogno di essere imbeccata. Ci cercarono di notte, seguivano l’assenza di tracce di carriole, l’impronta mancante li conduceva dritti a noi. E io che leggevo l’ultimo libro tra i pochi non consigliati da D’Orrico fui preso col naso immerso nell’ultima copia non targata con nessuna testata di giornale, un libro vero, uno di quelli accarezzati e scelti in libreria, pagato in contanti, ancora meglio: ordinato, aspettato con trepidazione, accolto con amore.
Fui di nuovo libero, scelsi di morire e con me morì l’ultimo dei Lettori Autonomi.
22/09/05
Fiotti di ricordi
Ecco arrivare i Barbapapa'
che sono poi
papa' e mamma Barbapapa'
Coi figli piccoli e i grandi
tu li vedi trasformare come gli va
Barbapapa' e' tutto rosa
più di una rosa rosa
Barbamamma cose' nera
più di una rosa nera
Barbi?? e' giallo giallo
Barbalala' verde come un fico
Barbottina, piccina, ha il colore dell'arancio
Bar??? e' più nero di un corvo
e quando dipinge si e' certi
che si macchia da tutte le parti
Barbabella e' violetta
Barbidu' è tutto blu
Barbadura, grande atleta, rosso come il fuoco e'
e tra loro c'e' felicita'
Ecco arrivare i Barbapapa'
Barbapapa'
nella famiglia Barbapapa'
vieni con noi dai Barbapapa'
tu li vedi trasformare come gli va
Ci sono Barbapapa', Barbamamma
Barbidù, Barbu??, Barbabella
Barbadura, Barbottina
Barbidu', Barbalallaahh...

che sono poi
papa' e mamma Barbapapa'
Coi figli piccoli e i grandi
tu li vedi trasformare come gli va
Barbapapa' e' tutto rosa
più di una rosa rosa
Barbamamma cose' nera
più di una rosa nera
Barbi?? e' giallo giallo
Barbalala' verde come un fico
Barbottina, piccina, ha il colore dell'arancio
Bar??? e' più nero di un corvo
e quando dipinge si e' certi
che si macchia da tutte le parti
Barbabella e' violetta
Barbidu' è tutto blu
Barbadura, grande atleta, rosso come il fuoco e'
e tra loro c'e' felicita'
Ecco arrivare i Barbapapa'
Barbapapa'
nella famiglia Barbapapa'
vieni con noi dai Barbapapa'
tu li vedi trasformare come gli va
Ci sono Barbapapa', Barbamamma
Barbidù, Barbu??, Barbabella
Barbadura, Barbottina
Barbidu', Barbalallaahh...
21/09/05
20/09/05
Nasce una nuova BombaCarta
C’è però una GRANDE NOVITA’ Dal 7 sera al 9 mattina (dunque a cornice dell’Officina) si terrà il primo incontro dei rappresentanti della nascente FEDERAZIONE BOMBACARTA. Devo spendere 250 parole in 8 punti:
...
- Quando BC è nata, essa era romana, cioè era formata da persone che si conoscevano o che comunque facevano capo a una riunione reale che aveva sede a Roma.
- Poi è venuta la mailing list e poi la costituzione in Associazione culturale.
- A quel punto la gente di BC era già non solo dell’Italia intera, ma anche di altre nazioni del mondo. Chi voleva, poteva iscriversi all’Associazione direttamente.
- Poi però, pian piano, sono nate realtà locali (gruppi, gruppetti, vere e proprie associazioni) che però nascevano dal tronco di BC e ad esso restavano unite tramite una iscrizione confluente all’unica associazione con sede a Roma. Nel consiglio direttivo dell’associazione sono stati eletti anche membri non romani, ovviamente.
- A questo punto la situazione è matura (ne abbiamo parlato a lungo in sede di consiglio) per dar vita a una FEDERAZIONE di ASSOCIAZIONI
BombaCarta (che resta il nome dell’associazione romana) sarà però innanzitutto il nome di una federazione che riunisce realtà differenti e autonome (per il momento di Reggio Calabria, Roma, Bagheria-PA, Trento, Uboldo-VA) .
- Parte della loro capacità decisionale sarà trasferita alla federazione e a un CONSIGLIO DI FEDERAZIONE che si costituirà nel nostro incontro.
- Alcune realtà (suppongo la ML, Gasoline, Eventi Comuni, etc...) saranno della Federazione, altre invece delle realtà locali (gestione delle iscrizioni, economia, laboratori, Officine, Eventi...)
-I bombers connessi a BC in qualunque modo che voglio iscriversi possono aderire a qualunque delle associazioni della federazione, scegliendo per sintonia, vicinanza geografica o qualunque altro motivo.
Sarà un momento importante, dunque!! BC vive un’altra piccola-grande svolta della sua storia!!
Sabato 8 saremo TUTTI insieme e conosceremo volti e realtà dell’universo di BC.
Antonio Spadaro
* BombaCarta Officina di espressioni 2005/2006
Tema dell’anno COSE CHE BISOGNEREBBE SAPERE
Primo incontro: Sabato 8 Ottobre ore 10.15-16.30 -
Istituto Massimo, via Massimiliano Massimo, 7 Roma-Eur
Cos’è? L'incontro di Officina è l'appuntamento principale di Bombacarta. Officina è un workshop tematico gestito in forma di seminario tra espressione scritta, visuale e musicale. Gli incontri mirano alla formazione personale e svolgono un ampio tema annuale che ha le caratteristiche del percorso critico.
Tema del primo incontro: COME SI USANO GLI OGGETTI
Com’è? prima parte della giornata: interventi di introduzione al tema
seconda parte della giornata: lettura/visione dei materiali portati dai partecipanti. TUTTI i partecipanti DEVONO PORTARE un testo da leggere in 5/7 minuti circa e/o una sequenza video da vedere sempre in 5/7 minuti al massimo. I materiali devono essere interpretazioni del tema dell’incontro (Come si usano gli oggetti) Il testo e il video sarà commentato brevemente da chi lo ha portato e poi si aprirà un breve confronto tra tutti.
Dov’è? Il workshop si tiene dalle ore 10.15 alle 16.30 presso l' Istituto Massimo di Roma in via Massimiliano Massimo, 7. Per arrivare al luogo dell’incontro occorre scendere alla fermata Eur-Palasport della linea B della Metro e raggiungere viale Europa. Salire la grande scalinata fino in cima e quindi girare a sinistra e proseguire fino a raggiungere la grande cancellata bianca dell’Istituto. Dalla fermata della Metro 12 min. ca.)
L'accesso è libero e la partecipazione è gratuita.
Coordina l’incontro Antonio Spadaro
* BombaCarta Officina di espressioni 2005/2006
Tema dell’anno COSE CHE BISOGNEREBBE SAPERE
Primo incontro: Sabato 8 Ottobre ore 10.15-16.30 -
Istituto Massimo, via Massimiliano Massimo, 7 Roma-Eur
Cos’è? L'incontro di Officina è l'appuntamento principale di Bombacarta. Officina è un workshop tematico gestito in forma di seminario tra espressione scritta, visuale e musicale. Gli incontri mirano alla formazione personale e svolgono un ampio tema annuale che ha le caratteristiche del percorso critico.
Tema del primo incontro: COME SI USANO GLI OGGETTI
Com’è? prima parte della giornata: interventi di introduzione al tema
seconda parte della giornata: lettura/visione dei materiali portati dai partecipanti. TUTTI i partecipanti DEVONO PORTARE un testo da leggere in 5/7 minuti circa e/o una sequenza video da vedere sempre in 5/7 minuti al massimo. I materiali devono essere interpretazioni del tema dell’incontro (Come si usano gli oggetti) Il testo e il video sarà commentato brevemente da chi lo ha portato e poi si aprirà un breve confronto tra tutti.
Dov’è? Il workshop si tiene dalle ore 10.15 alle 16.30 presso l' Istituto Massimo di Roma in via Massimiliano Massimo, 7. Per arrivare al luogo dell’incontro occorre scendere alla fermata Eur-Palasport della linea B della Metro e raggiungere viale Europa. Salire la grande scalinata fino in cima e quindi girare a sinistra e proseguire fino a raggiungere la grande cancellata bianca dell’Istituto. Dalla fermata della Metro 12 min. ca.)
L'accesso è libero e la partecipazione è gratuita.
Coordina l’incontro Antonio Spadaro
19/09/05
In bilico sulle vibrisse
Per chi si occupa di letteratura, Vibrisse è pane quotidiano. Ora ci sono anch'io, insieme ad altre belle teste brillanti. Ringrazio Marco per l'ospitalità. Leggete qui
Iscriviti a:
Post (Atom)