01/09/03

Astolfo sulla Luna


Orlando Furioso, canto XXXIV


70
Tutta la sfera varcano del fuoco,
ed indi vanno al regno de la luna.
Veggon per la più parte esser quel loco
come un acciar che non ha macchia alcuna;
e lo trovano uguale, o minor poco
di ciò ch'in questo globo si raguna,
in questo ultimo globo de la terra,
mettendo il mar che la circonda e serra.


71
Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia:
che quel paese appresso era sì grande,
il quale a un picciol tondo rassimiglia
a noi che lo miriam da queste bande;
e ch'aguzzar conviengli ambe le ciglia,
s'indi la terra e 'l mar ch'intorno spande,
discerner vuol; che non avendo luce,
l'imagin lor poco alta si conduce.


72
Altri fiumi, altri laghi, altre campagne
sono là su, che non son qui tra noi;
altri piani, altre valli, altre montagne,
c'han le cittadi, hanno i castelli suoi,
con case de le quai mai le più magne
non vide il paladin prima né poi:
e vi sono ample e solitarie selve,
ove le ninfe ognor cacciano belve.


73
Non stette il duca a ricercar il tutto;
che là non era asceso a quello effetto.
Da l'apostolo santo fu condutto
in un vallon fra due montagne istretto,
ove mirabilmente era ridutto
ciò che si perde o per nostro diffetto,
o per colpa di tempo o di Fortuna:
ciò che si perde qui, là si raguna.


74
Non pur di regni o di ricchezze parlo,
in che la ruota instabile lavora;
ma di quel ch'in poter di tor, di darlo
non ha Fortuna, intender voglio ancora.
Molta fama è là su, che, come tarlo,
il tempo al lungo andar qua giù divora:
là su infiniti prieghi e voti stanno,
che da noi peccatori a Dio si fanno.


75
Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l'inutil tempo che si perde a giuoco,
e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desideri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai.


76
Passando il paladin per quelle biche,
or di questo or di quel chiede alla guida.
Vide un monte di tumide vesiche,
che dentro parea aver tumulti e grida;
e seppe ch'eran le corone antiche
e degli Assiri e de la terra lida,
e de' Persi e de' Greci, che già furo
incliti, ed or n'è quasi il nome oscuro.


77
Ami d'oro e d'argento appresso vede
in una massa, ch'erano quei doni
che si fan con speranza di mercede
ai re, agli avari principi, ai patroni.
Vede in ghirlande ascosi lacci; e chiede,
ed ode che son tutte adulazioni.
Di cicale scoppiate imagine hanno
versi ch'in laude dei signor si fanno.


78
Di nodi d'oro e di gemmati ceppi
vede c'han forma i mal seguiti amori.
V'eran d'aquile artigli; e che fur, seppi,
l'autorità ch'ai suoi danno i signori.
I mantici ch'intorno han pieni i greppi,
sono i fumi dei principi e i favori
che danno un tempo ai ganimedi suoi,
che se ne van col fior degli anni poi.


79
Ruine di cittadi e di castella
stavan con gran tesor quivi sozzopra.
Domanda, e sa che son trattati, e quella
congiura che sì mal par che si cuopra.
Vide serpi con faccia di donzella,
di monetieri e di ladroni l'opra:
poi vide bocce rotte di più sorti,
ch'era il servir de le misere corti.


80
Di versate minestre una gran massa
vede, e domanda al suo dottor ch'importe.
- L'elemosina è (dice) che si lassa
alcun, che fatta sia dopo la morte. -
Di vari fiori ad un gran monte passa,
ch'ebbe già buono odore, or putia forte.
Questo era il dono (se però dir lece)
che Costantino al buon Silvestro fece.


81
Vide gran copia di panie con visco,
ch'erano, o donne, le bellezze vostre.
Lungo sarà, se tutte in verso ordisco
le cose che gli fur quivi dimostre;
che dopo mille e mille io non finisco,
e vi son tutte l'occurrenze nostre:
sol la pazzia non v'è poca né assai;
che sta qua giù, né se ne parte mai.


82
Quivi ad alcuni giorni e fatti sui,
ch'egli già avea perduti, si converse;
che se non era interprete con lui,
non discernea le forme lor diverse.
Poi giunse a quel che par sì averlo a nui,
che mai per esso a Dio voti non ferse;
io dico il senno: e n'era quivi un monte,
solo assai più che l'altre cose conte.


83
Era come un liquor suttile e molle,
atto a esalar, se non si tien ben chiuso;
e si vedea raccolto in varie ampolle,
qual più, qual men capace, atte a quell'uso.
Quella è maggior di tutte, in che del folle
signor d'Anglante era il gran senno infuso;
e fu da l'altre conosciuta, quando
avea scritto di fuor: Senno d'Orlando.


84
E così tutte l'altre avean scritto anco
il nome di color di chi fu il senno.
Del suo gran parte vide il duca franco;
ma molto più maravigliar lo fenno
molti ch'egli credea che dramma manco
non dovessero averne, e quivi dénno
chiara notizia che ne tenean poco;
che molta quantità n'era in quel loco.


85
Altri in amar lo perde, altri in onori,
altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze;
altri ne le speranze de' signori,
altri dietro alle magiche sciocchezze;
altri in gemme, altri in opre di pittori,
ed altri in altro che più d'altro aprezze.
Di sofisti e d'astrologhi raccolto,
e di poeti ancor ve n'era molto.


86
Astolfo tolse il suo; che gliel concesse
lo scrittor de l'oscura Apocalisse.
L'ampolla in ch'era al naso sol si messe,
e par che quello al luogo suo ne gisse:
e che Turpin da indi in qua confesse
ch'Astolfo lungo tempo saggio visse;
ma ch'uno error che fece poi, fu quello
ch'un'altra volta gli levò il cervello.


87
La più capace e piena ampolla, ov'era
il senno che solea far savio il conte,
Astolfo tolle; e non è sì leggiera,
come stimò, con l'altre essendo a monte.
Prima che 'l paladin da quella sfera
piena di luce alle più basse smonte,
menato fu da l'apostolo santo
in un palagio ov'era un fiume a canto;


88
ch'ogni sua stanza avea piena di velli
di lin, di seta, di coton, di lana,
tinti in vari colori e brutti e belli.
Nel primo chiostro una femina cana
fila a un aspo traea da tutti quelli,
come veggiàn l'estate la villana
traer dai bachi le bagnate spoglie,
quando la nuova seta si raccoglie.


89
V'è chi, finito un vello, rimettendo
ne viene un altro, e chi ne porta altronde:
un'altra de le filze va scegliendo
il bel dal brutto che quella confonde.
- Che lavor si fa qui, ch'io non l'intendo? -
dice a Giovanni Astolfo; e quel risponde:
- Le vecchie son le Parche, che con tali
stami filano vite a voi mortali.


90
Quanto dura un de' velli, tanto dura
l'umana vita, e non di più un momento.
Qui tien l'occhio e la Morte e la Natura,
per saper l'ora ch'un debba esser spento.
Sceglier le belle fila ha l'altra cura,
perché si tesson poi per ornamento
del paradiso; e dei più brutti stami
si fan per li dannati aspri legami. -


91
Di tutti i velli ch'erano già messi
in aspo, e scelti a farne altro lavoro,
erano in brevi piastre i nomi impressi,
altri di ferro, altri d'argento o d'oro:
e poi fatti n'avean cumuli spessi,
de' quali, senza mai farvi ristoro,
portarne via non si vedea mai stanco
un vecchio, e ritornar sempre per anco.


92
Era quel vecchio sì espedito e snello,
che per correr parea che fosse nato;
e da quel monte il lembo del mantello
portava pien del nome altrui segnato.
Ove n'andava, e perché facea quello,
ne l'altro canto vi sarà narrato,
se d'averne piacer segno farete
con quella grata udienza che solete.

30/08/03

Col compasso tracciami lune piene sullo zigomo e cucimi i tuoi labirinti sulla schiena


Il numero 5 di BOmbaSicilia sarà dedicato alla Luna: serve anche il vostro aiuto, ne hanno parlato in lungo e in largo poeti, astronomi, Vasco Rossi, Max Gazzè e Leopardi le ha regalato più aggettivi di quanti ne ha riservato agli occhi di Silvia.


Qui lascerò quello che vado trovando su lei e la sua faccia da teschio spolpato, iniziamo:


Riflettendo su quella pietra abbandonata sospesa là nell'abisso, ci si potrà sentire, in maniera assai numinosa, dei vermi, degli esseri vili e inutili rispetto a immensità del tutto incomprensibili. "Il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi spaventa". Ci si potrà sentire come si sentiva Pascal. Oppure si potrà avere la stessa reazione di Paul Valéry. "Il silenzio eterno di questi spazi infiniti non mi spaventa". Non è detto, infatti, che contemplare l'astronomica luna di pietra ci annichilisca. Al contrario può indurci a gioire, a esultare per la nostra condizione umana (...). La pietra ci guata dalla nera immensità, come un memento mori. Ma noi sappiamo che è un memento mori, e questo giustifica un certo senso d'orgoglio umano. Abbiamo il diritto di provare una vaga, sobria esultanza.


Aldous Huxley, "Riflessioni sulla luna" (1931) (segnalato da C. M. Gaston)


io voglio bestemmiarla la luna
porca luna
bastarda
pezzo di roccia galleggiante
puttana
adorata da branchi di poeti in estro
avvelenatrice
che dona rime diabetizzanti
gigiona
sorridente a tutto ciò che incombi
obesa
gongolante rotolatrice pallosa
luna
vattene via!
che m'inquini il cielo e smorzi
quelle stelle che brillano
quelle sì,
di luce loro e basta.


inculoallaluna!unosettesette002 (versi di DDT, declamati con successo alla Biennale di Porto Ercole)


PAESAGGIO


Ci sarà la luna.
Ce ne sta
già un po'.
Ecco che pende piena nell'aria.
E' Dio, probabilmente,
che con un meraviglioso
cucchiaio d'argento
rimesta la zuppa di pesce delle stelle. (Majakovskij)


Cerco risposte che tu non puoi darmi,
sfoderi il tuo sorriso smagliante
solo per attirare i mari,
poi ti nascondi per spiarmi.
Tu non custodisci ciò che ho perso
ombrelli, chiavi, calzini spaiati
finisconono scaraventati
nei buchi neri dell'universo,
sogni amori desideri gioielli
sono merce per i tuoi loschi affari,
per non parlare della gioventù.
Tempo sprecato quello a faccia in su
in attesa di un segno incoraggiante:
ciò che è perduto non ritorna più.


versi di Teresa Zuccaro


Ora tocca a voi...

28/08/03

Questo ricordo lo vorrei raccontare


La Seconda Guerra Mondiale si è portata via il fratello di mia nonna, disperso in Russia nell’inverno dei suoi 18 anni.
Sì, aveva 18 anni ed era capoclasse al Liceo Classico. Hanno provato a farlo restare, gli avevano detto di tagliarsi un dito… Piangendo è salito sul treno ed è andato a morire con tutte e dieci le dita, con la certezza che nessuno lo avrebbe chiamato mai "disertore". È morto assiderato: la voglia di tornare da sua madre e da sua sorella nella sua bella casa del Corso Umberto I non è bastata a riscaldarlo.
In mezzo alla neve, con i piedi ghiacciati, la retorica del “Dulce et decorum est pro patria mori” non serve a molto.
Ora è su una lapide, sulla facciata del Municipio, insieme agli altri che, dicono, furono “fulmini scagliati contro l’orda nemica”.

24/08/03

That's Sicily - con i dubbi arancioni in testa


Prima delle benefica arrifriscata nessuno s'arrischia a mettere fuori l'alluce, solo lui che si fa portare a passeggio dalla sua cagnolona, gli scolano i sudori, le ascelle piangono come un autobus di donne alla prima di My Life ma lui continua, passo dopo passo con i bermuda inzuppati e i sandali appiccicosi. L'asfalto alita e all'orizzonte le auto vibrano nell'aria del pomeriggio, le case sono chiuse a tenuta stagna, non deve uscire nemmeno un pò dell'aria scoreggiata dai condizionatori.
Era Camus che scriveva che basta poco per conoscere una città: "cercare come vi si lavora, come vi si ama e come vi si muore". A Bagheria le cose sono ancora più facili, si fa tutto allo stesso modo: con calma, senza premura. Si sa già che il ponte se lo terranno tra i progetti da snocciolare a ogni campagna elettorale, va così dai tempi di Federico II, quello sì che aveva capito tutto della Sicilia. La Scuola Siciliana era il migliore contributo che le tre punte dell'isola potessero regalare al mondo, dateci sole, mare e spunti per continuare a poetare.
Continua a camminare il sudante, attaccato al guinzaglio, ripensa a quanto è bella Palermo la sera, tra i binari arrugginiti ad aspettare il treno che è ancora, per fortuna, lontano.
Fischietta qualche canzone ripescata dall'archivio mentale, gli piace pensare ai suoi neuroni come altrettanti ciclisti del tour di france e del Giro d'Italia che pedalano superando montarozzi e tornanti per arrivare a formare pensieri unici.
Le saracinesche sono tutte calate con i cartelli che ricordano che ad agosto si pratica l'orario unico, dalle 9 alle 13, senza eccezioni, restano solo le macchinette dei tabaccai a sputare le assassine bianche e arancioni e dicotomiche. Sì, dicotomiche, con nient'altro si è caduto in contraddizione come con le sigarette: prima hanno fatto diventare patrimonio dell'umanità le sigarette penzolanti di James Dean e di Humphrey Bogart, fumavano tutti i belli dannati d'annata e ora dietrofront. Va bene ma perchè trasformare i pacchetti in necrologi e continuare a gestire il monopolio di Stato? Camminava con 'sti dubbi arancioni in testa, livellando i marciapiedi.
il Corso Principale lo porta sotto i salici di Piazza Garibaldi tra i bagheresi che ricordano degli americani le barrette di cioccolata e le camel, quelle buone, senza filtro in quell'estate del '43. Loro passano così i pomeriggi, seduti sui muretti grigi e sbrecciati delle aiuole comunali. Appoggiano le chiappe sui giornali passati o su pezzi di cartone, i più attrezzati si portano dietro un cuscino infilato in una busta della Sma. Parlano, ridono con in bocca dentiere che finiranno di pagare tra 4 anni. Arriva pure il reduce che si è perso le gambe su una mina inesplosa, non lo ammetterà mai ma inneggia ancora alla Buon'Anima e rimpiange la colonia estiva dove spediva i troppi figli che la moglie continuava a sfornare.
Cammina il ragazzo, cammina dietro il cane attaccato al guinzaglio come se fosse un bambino che tiene la coda di un aquilone, qui si chiamano draghi volanti e si sono estinti, si vedono volare solo quelli dei cinesi nelle mattinate di vento lungo il bagnasciuga del Foro Umberto I nella bella Palermo, nessun bambino se lo costruisce più facendo croci di bambù.
Dicono che prima si passeggiasse sino alle prime ore dell'alba ora già alle 8 e mezza di sera nessuno più si arrischia a scendere in strada, sembra una città fantasma ma è un'impressione falsa come una banconota da tre euro. C'è troppo rispetto per i fantasmi e per le lumie, questo è il vero motivo. I vivi dividono la città con i loro morti e lo fanno con equità, col sole la città è dei cristianeddi che ancora respirano ma appena scende la notte tocca ai defunti passeggiare tra le ville del Settecento che tanto piacquero a Goethe.
Sono morti tutti in una delle tante guerre di Mafia, si sono beccati il loro colpo di livella e ora passeggiano vicino assassini e assassinati, nessun vivo si arrischia a uscire nell'ora dei morti, brucia ancora il ricordo di tutti quei colpi di beretta e quel gesto diventato troppo presto un'abitudine: al primo sparo toccava alla madre calare piano piano la serranda, accostare le tende e alzare il volume della radio e del televisore.
Cammina ancora il ragazzo, si passa un kleenex sulla fronte e pensa con quanta facilità si cambi bandiera sotto il sole di Sicilia, sì, si ci abitua a tutto qui, si cambia presto l'adesivo sull'auto a tempo d'elezioni come nell'URSS si ci spicciava a sostituire le facce sui muri a seconda delle decisioni del Politburo.
Passeggia il ragazzo, passeggia sulla voglia di lavoro, sui posteggiatori abusivi che giurano che t'hanno taliato e ritaliato la macchina come se fosse "cosa loro".
I cani ci somigliano: dormono e mangiano senza pensare alla maledetta e amatissima Sicilia. Qui impari a sbucciare i fichi d'india a 6 anni e subito dopo impari pure che devi accettare quello che il cielo ti regala, senza romperti la testa perché, si sa, domani andrà meglio. Lì quegli onorevoli cornuti si ricorderanno anche di noi e alle prossime elezioni - è cosa sicurissima - sale pure un mio cugino di quarto grado - è cosa arci-sicurissima - mi sistemo pure io. Te lo dicono e ci credono con la puzza di gerani che ci tiene compagnia e scaccia, dicono, gli 'scavagghi'.
Cammina il ragazzo e pensa: "Sono venuti gli arabi e i normanni, gli svevi e gli aragonesi, i tedeschi e gli americani e siamo ancora qui a ricordare quanto ci piace questa terra dove nessuno compra i limoni e il sale. Basta poco, anche qualche caddozzo di sasizza alla Festa dell'unità e qualche litro di vino per ritrovare quella bella sensazione dei tuoi sette anni. Sì, quando giri un secchiello di sabbia bagnata e diventi re e imperatore di una terra che vedi solo tu".

23/08/03

 


Con un thè e granita là, dove il mare sputa rabbia e alghe e rancori sui frangiflutti.


Ho davanti la faccia del mio compagno di banco, con lui ho diviso tutte le ore del liceo ed eccoci qui, tre anni dopo quel fatidico 2000 a succhiare la cannuccia del thè che ogni due sorsate la granita l'attuppa.
Si sentono questi anni sulle spalle, li vedi dietro gli occhiali da sole e nei discorsi vaginocentrici sempre più delicati, non si decantano più le magiche virtù del capezzolo a spadotto, ogni storia che abbiamo vissuto ce la portiamo dietro, in una nuova ruga sulla fronte.


Con i vecchi amici non importa la frequenza delle visite, ci vediamo quasi ogni sei mesi o anche più raramente ma sembra che abbiamo fumato l'ultima sigaretta nel bagno del liceo appena due minuti prima e non  te ne frega niente se non costruisci nulla in quelle tre ore e in quei tre thè e due birre e noccioline che sanno di stantio.


è tutto un flusso di coscienza che vomiti in faccia all'amicizia, voli nei ricordi che galoppano, svolazzi di argomento in argomento. Parli dell'ultima storia finita come sempre tra urli e minacce e riconciliazioni che fanno ancora più male, parli delle falle di Windows e delle potenzialità di Linus ma, caspio (non dice così FRY sotto lo scafandro antigravitazionale di Futurama?), perchè il programma di videoscrittura del Pinguino usa gli stessi Kernel di Word? E sì che è sempre quello il problema: scrivi in word con formattazione adeguata: grassetti, corsivi e belli quanto inutili orpelli, fai taglia-incolla e in Front page tutto va a puttane, tutti quegli inutili tag che appesantiscono solo la pagina.doc e allora devi fare l'unica cosa accettabile, taglia e incolla nel bianco del NOte Pad e così tutto si sistema ma poi devi aggiungere manualmente i tag. Dico, Bill, guadagni miliardi su miliardi, ogni PC ciuccia da te e ci ripaghi così? Con 'ste brecce di Porta Pia per i virus e errori che anche il più sfigato informatico potrebbe correggere in mezzo pomeriggio?


E poi si passa a parlare di come stanno gli "altri", li hai sentiti?
Io no e tu?
Ma che ce ne frega, ogni classe sfuma in una miriade di sottoinsiemi sino ai famosi "gruppetti", vero cancro di ogni fottuto Ordine del Giorno di ogni sacrosanta Assemblea di Classe. Io stavo con quelli della Milicia e con quelli di Villabate, gli altri erano comparse, di molti manco so ricordarmi la faccia. Qualcuno si è addirittura già sposato perchè la Cicogna ha avuto troppa fretta di nidificare sul suo comignolo.
Va così: THAT'S SICILY!


Oh, cribbio, mi è scivolato un punto esclamativo, la peste nera di noi blogger, almeno a quanto scrivono sull'ultimo, ottimo (?) articolo del corriere . Perché tanto odio nei confronti dei punti esclamativi e dei tre puntini di sospensione?
A dirla tutta fanno solo il loro sporco lavoro, tengono compagnia alle consonanti e alle vocali che ci scivolano sulle tastiere.
'!' mi sta simpatico, lui lungo lungo con la schiena dritta a puntare il cielo e quel puntino di sotto, mi ha fatto sempre pensare ad una stecca da biliardo nell'atto di puntare il boccino, a una pulce con un bastone in mano da spaccare in testa a quelli della Frontline, a un vecchio russo che russa sotto un colbacco fuori misura e a Damocle con la spada sospesa sulla testa.
E '...'? Altrettanti vuoti di pensiero, omissis, falle narrative? No, niente di tutto questo, sono le celeberrime tre scimmiette che continuano a NON VEDERE, NON SENTIRE E NON PARLARE, sì, sono loro viste attraverso un cannocchiale capovolto, o loro o Qui Quo Qua o i tre moschettieri prima dell'arrivo del pizzetto di D'Artagnan o i tre Porcellini senza il lupo o tre poveracci che non fanno male a nessuno o Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno o la tesi, l'antitesi e la sintesi appoggiate sull'addome di tre formiche.


Mi stufano 'sti scribacchini col moccio al naso, non hanno niente da fare che sciupare parole e parole su discorsi da caffè (anzi, meglio, "riscussi 'ì cafè")? I giovani leggono Harry Potter ed ecco: i tuttologi che indagano e tranciano e spellano il maghetto di Hogwarts per capire l'origine della potter-mania (non è che al fondo c'è un pò d'invidia per i milioni di copie vendute?).
Idem con i blog e stavolta ancora peggio, gli autori autorevoli ed autorizzati ci sgridano per questo cattivo uso della scrittura, questa tigre stuzzicata trasformata in un gattino che miagola annotando quello che qualche blogger fa prima di andarsi a sedere sulla tazza del cesso. Ma dov'è finita la libertà di scrivere e pensare quello che ci regalano i neuroni (nei limiti conosciuti: la mia libertà finisce dove inizia quella tua e viceversa, versa Vicè! [giaculatoria rivolta a Vincenzo per suggerirgli di riempirmi  nuovamente il boccale che la sete impazza])?


"Tonì, sei pesante. Ti stai due minuti zitto?"
E ditemi, miei Sei Fedeli Lettori, che potevo rispondere a Calogero che mi stava davanti dopo aver 'monologato' per un'ora buona? L'unica cosa possibile: "...!"


Con buona pace del Corriere.

21/08/03

Aspetto. Te, la Morte e Godot


Prima che bruci Parigi, amore,
sbucciami questa pelle marcia e scotta,
calpestami le viscere,
bruciami ogni pelo e queste trecento ossa.
Lasciami l'anima sola e
pesami il cuore.
Sono qui: sì,
ci sono, ti penso e ti voglio e
aspetto che la Bellezza salvi anche me.
Ricordi: ci sfregavamo le costole
per essere ancora più nudi.
Specchiati nelle notti di Praga,
grida alla luna bastarda che mi ami e
leccami il cuore,
mordimi lo sterno e strappiamoci gli occhi.
Grida, grida,fatti sentire
dalle nostre scarpe che ci aspettano
ai piedi del letto. No, non ci
sono ombrelli per te, stasera piove in quadricromia:
la notte è morta. e tu con lei.


(LoSpaventapasseriEL'uomoDiLattaCercanoUnCervelloEunCuoreDagliImiei.)
10.04 21/08/03


 


 

I Sei Fedeli Lettori e L'Incomunicabilità Relativa


C'è un dubbio che mi porto dietro: perché i commenti ai miei messaggi non hanno mai superato il numero 6? Viaggio nella blogosfera e vedo che ci sono post commentati anche 40 volte, in un primo tempo avevo pensato che dipendesse da quello che scrivo. NO...... ci sono cavolate commentate dalla popolazione che non brillano per particolare sagacia. Vabbè mi contento dei miei 6 Fedeli Lettori per dirla come Steve King.
Ci sono varie ipotesi che mi corrono sotto lo scalpo:
- Scrivo così male che la gente non arriva mai alla fine: bene, per chi si occupa di scrittura creativa è una spinta a limare ancora e ancora e ancora una volta
- manca il fattore XXX ai miei post, sì, questa è una pecca che mi trascino lungo i montarozzi della vita, mi hanno sempre insegnato a non sbandierare ai quattro venti quello che faccio o che dico di fare con le donne, vabbè il rispetto puzza di vecchio ma non ce la faccio a trasformare questo blog in uno spogliatoio da palestra. Ho certi ricordi sugli spogliatoi che mi fanno inorridire solo a pensare di sciupare qualche neurone nel prendere in considerazione l'ipotesi, non parlo dello sindrome da spogliatoio, certo, mica che fa piacere a nessuno ritrovarsi in una stanza piena di cazzi (beh, forse a qualcuno fa piacere...) con ragazzi che parlano solo di quelle che si sono fatte solo col pensiero.


E d'accordo, il fattore XXX non fa per me, quello che succede tra le lenzuola rimane lì e scivola nei ricordi nel breve attimo tra il dormiveglia e il sonno propriamente detto. Certo, rivedere i vecchi amici e sentirmi chiedere come sta il mio cane...
- manca una foto porno, sì, per essere precisi è un corollario del punto precedente ma merita una scheggia riflessiva a parte. Giro e mi rigiro e becco tette.splinder.it un blog stracolmo di tette assurde che mi riempono il monitor con l'ospizio delle balie da latte. Tette a destra e a sinistra che avanzano minacciose. Guardo il counter e capisco, le tette affascinano, si sa.
- forse la soluzione è in un'azzeccata miscela del tutto. Forse la gente ha capito che sti furori non sono poi chissà che...


Metto qui quello che prima appuntavo in qualche foglio di carta della stampante e lo condivido con altrettanti sconosciuti o almeno in apparenza tali, perché leggendovi e leggendoci post dopo post possiamo proprio definirci SCONOSCIUTI? Magari ci confidiamo qui quello che manco spartiamo con gli Amici, questo è il grande male dell'incomunicabilità relativa, non ho soluzioni e mi dispiace. L'incomunicabilità relativa falcia via  potenziali amicizie reali e diventa cronica nel 97% dei casi. A forza di mandare esseemmeesse e-mail e commenti ai post spesso quando uno si trova davanti agli altri fa un pò di fatica ad affrontare l'incognita del contatto sociale vero e proprio. Io vivo sta situazione con i bachecari della bacheca sportiva, gli impegni che ci impediscono di fare un'azione semplice semplice come prendere la macchina e andare a trovare gli amici per un pò di salubre cazzeggio e così ci teniamo in contatto con la bacheca e con i nostri microscopici avatar. Sì, anche se ci rivediamo dopo mesi e mesi ci sembra di continuare discorsi appena appena tranciati ma c'è un pò di iniziale imbarazzo. Ma passa subito.


 E allora continuo a scrivere e voi leggetemi pure in silenzio, miei cari 6 Fedeli Lettori.