21/01/10

Il ritorno del vecchio Dylan?

O grande signore delle nuvole parlanti, fa che non sia solo un fuoco di paglia! Che non ce lo meritiamo un altro lustro di albi sottotono, sperando che la Barbato tra un thriller e l'altro trovi tempo di farci ricordare perché per una dozzina d'anni abbiamo acquistato Dylan Dog. Ci abbiamo provato a ridargli fiducia, sulla scia di quegli albi a colori che ormai spuntavano fin troppo spesso, violando il sacro tabù del colore solo per i numeri "centenari". Sì, son sceso di casa, due minuti prima che l'edicola chiudesse per stringere tra le mani il 280esimo albo dell'Old boy, con la speranza d'una fiammata di passione d'un vecchio amante. Prima Telese sul Fatto quotidiano, oggi anche il fuoco incrociato del Secolo d'Italia e dell'Unità. Ce n'era abbastanza per spingermi a vincere le resistenze. Ad onor del vero ho lasciato solo la serie regolare, compro ancora - maledicendo ogni singolo euro sciupato - gli speciali estivi e annuali. Tutti: "Dylandogone", Maxi, Special e l'almanacco della paura.

Per questo "Mater Morbi" si sprecano gli aggettivi: solida trama, disegni magistrali, paragoni con pietre miliari della letteratura come "Il lungo addio" e "Johnny Freak". Se non si son rincoglioniti tutti è la volta che quell'ex alcolizzato mi riacciuffa. Speriamo bene. Che per leggere qualcosa di buono su Dylan Dog (non IN, dico proprio SU) una deve espatriare sui blog dei fuoriclasse Bonelli, come la Barbato (che con Tueentoun nel Dylan Dog Gigante di quest'anno m'ha impedito di maledire per 58mila volte i 5.80 euro spesi, dopo che avevo iniziato la lettura dalla versione dylaniata del Piccolo Principe) e - inevitabilmente - Roberto Recchioni, che ha m'ha conquistato post dopo post, soprattutto con questo.

Che dire? Ci manca solo che l'imminente film sull'Investigatore dell'Incubo si riveli una scudisciata sugli zebedei...

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